Pechino avrebbe utilizzato falsi annunci di lavoro per avvicinare persone con accesso a informazioni sensibili
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Diverse agenzie di intelligence occidentali hanno acceso i riflettori sul reclutamento di potenziali fonti informative da parte della Cina attraverso insospettabili piattaforme come LinkedIn, portali per freelance e siti dedicati alla ricerca di lavoro. A cosa punta Pechino? Ad agganciare professionisti, funzionari pubblici, ricercatori e consulenti con accesso a informazioni strategiche, proponendo incarichi apparentemente legittimi che, con il tempo, possono trasformarsi in richieste sempre più delicate. Per gli esperti si tratta di una strategia ormai ben collaudata che consentirebbe al Dragone di abbattere costi, tempi e rischi rispetto ai tradizionali metodi di spionaggio.La strana strategia cineseSecondo una lunga inchiesta realizzata da TRT World, migliaia di professionisti in diversi Paesi sarebbero stati contattati negli ultimi anni da reclutatori collegati, direttamente o indirettamente, agli apparati di intelligence cinesi. Le offerte si presentano spesso come collaborazioni temporanee, consulenze ben retribuite, inviti a conferenze o progetti di ricerca. Mark Button, co-direttore del Centre for Cybercrime and Economic Crime dell’Università di Portsmouth, ha spiegato all’emittente turca che sono comparsi “migliaia di annunci falsi” finalizzati ad attirare persone considerate utili, in particolare nei settori della difesa, dell’intelligence e della ricerca tecnologica. Lo schema ricorrente è sempre lo stesso: inizialmente vengono richiesti contributi innocui, come rapporti o analisi pubbliche, accompagnati da compensi economici che servono a consolidare il rapporto di fiducia. Solo in una fase successiva le richieste diventano più sensibili. Falsi annunci di lavoro LinkedIn sarebbe diventato uno principali strumenti utilizzati dagli agenti di Pechino per individuare e avvicinare possibili obiettivi. Negli ultimi anni anche le agenzie di sicurezza di Stati Uniti e Regno Unito hanno più volte lanciato allarmi sul fenomeno, sostenendo che i social professionali abbiano ampliato enormemente le possibilità di individuare personale con accesso a dati strategici o industriali.Nei giorni scorsi, l’FBI ha lanciato una complessa operazione negli Usa sequestrando oltre una dozzina di siti web che sarebbero stati utilizzati come copertura per false società di consulenza. Secondo gli investigatori, attraverso queste piattaforme venivano pubblicati annunci per figure come analisti di difesa, esperti di affari internazionali o consulenti militari, con l’obiettivo di avvicinare ex funzionari governativi e persone in possesso di autorizzazioni di sicurezza.









