Il 9 maggio scorso il New York Times ha pubblicato in prima pagina un lungo articolo nel quale illustra un caso di tentato reclutamento a fini spionistici all’interno del comitato della Camera dei Rappresentanti sul Partito comunista cinese.
La vicenda nasce alla fine dell’anno scorso, quando un giovane staffer impiegato presso il comitato riceve una mail nella quale un sedicente Chris Chen, presentatosi a nome della società singaporeana NimbusHub Strategic Consulting, gli sottopone una proposta di collaborazione. In particolare, gli chiede la disponibilità a condividere le sue opinioni in merito a temi di attualità e a fornire aggiornamenti su temi di interesse del «cliente», offrendogli un compenso sino a 10.000 dollari per un periodo di prova di tre mesi e un anticipo immediato di 2.000 dollari, con l’unico impegno di rendersi disponibili a uno scambio telefonico a cadenza quindicinale.
L’elemento di interesse scaturisce quando il destinatario della mail decide di non rispondere ma di segnalare immediatamente la questione ai propri superiori. Questi prendono anch’essi una decisione relativamente insolita e istruiscono lo staffer di proseguire nel dialogo a distanza con il misterioso mister Chen. Ne deriva uno scambio durato diversi mesi durante i quali il committente sottopone alla nuova risorsa vari argomenti da esplorare.







