Un laptop gettato in un fiume a Shanghai, una squadra di sommozzatori privati e l’ombra di un’agenzia di intelligence. È attorno a questi elementi che si è costruita una delle storie più controverse contenute in un recente report del Committee on the Judiciary della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti. Una vicenda che intreccia cybercrime, diplomazia e rapporti sempre più tesi tra Washington e Seoul.
Tutto parte da una violazione di dati all’interno di Coupang, il gigante sudcoreano dell’e-commerce spesso descritto come l’Amazon coreano. Secondo il report, un ex dipendente avrebbe sottratto informazioni sensibili prima di lasciare l’azienda e trasferirsi in Cina. È lì che la storia prende una piega anomala: l’uomo, scoperto o sotto pressione investigativa, avrebbe gettato un laptop in un fiume a Shanghai nel tentativo di distruggere le prove. Da quel momento, secondo la ricostruzione contenuta nel documento del Congresso, si sarebbe attivata una complessa operazione di recupero dei dispositivi e dei dati. Coupang, con il supporto di personale investigativo privato, avrebbe organizzato il recupero fisico del laptop dal fondo del fiume attraverso una squadra di sommozzatori. Il dispositivo, una volta riportato in superficie, sarebbe stato inserito in una catena di custodia che ha portato alla raccolta di ulteriore materiale informatico e alla consegna di documenti e confessioni da parte dell’ex dipendente.










