Sei anni di attesa, poi la notizia. Assolto, formula piena. Cadono le accuse, l’orologio della memoria torna indietro al 2020, quando il nome di Gerardo Botti spiccava solo nelle riviste scientifiche. Poi, arrivarono le indagini e i sequestri, le accuse e le dimissioni dal Pascale. Infine, un processo che si è chiuso in questi giorni, dinanzi ai giudici della settima sezione penale (presidente Marta Di Stefano): assoluzione per l’ex primario Gerardo Botti, cadono le accuse di peculato. Storia complessa quella che ha investito il ricercatore napoletano, a partire dall’accusa di peculato. In sintesi, Gerardo Botti era stato accusato di aver usato strumentazioni del Pascale per test clinici privati. Era direttore della struttura complessa di anatomia patologia e di citopatologia dell’Istituto Pascale, in concorso con due tecnici di laboratorio.

Sanità, gli addii e i nuovi incarichi dall'ospedale Pascale al Cardarelli: ecco tutti i nomi Una vicenda che risale ai mesi a cavallo tra il 2020 e il 2021, che raggiunsero il primario nel periodo di massima affermazione professionale. Pensate: una settimana prima di essere coinvolto nell’inchiesta, in seguito a un decreto di perquisizione, Botti aveva ricevuto un premio di fama internazionale per la sua attività di ricerca. In pochi giorni, passò dall’onorificenza alle accuse in una indagine penale. Il prezzario Secondo l’ipotesi investigativa, ci sarebbe stato addirittura un tariffario mensile - duemila euro al mese - per «indebite prestazioni realizzate all’interno della struttura pubblica». Un’ipotesi franata al termine del primo grado di giudizio. Difeso dal penalista Luigi Piacenti, Gerardo Botti ha dimostrato la propria estraneità rispetto alle accuse che erano state ipotizzate dalla Procura di Napoli, come emerge anche dal fatto che - al termine dell’istruttoria - è stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione per l’imputato. Spiega oggi Gerardo Botti a Il Mattino: «La prima cosa che feci quando venni indagato fu quello di dimettermi dal Pascale. Era la mia vita, ma non potevo continuare ad esercitare senza godere della piena fiducia della struttura e dei colleghi. Ho letto intercettazioni e verbali di sequestro, riuscendo a dimostrare la mia completa estraneità a quelle ipotesi investigative. Non riuscivo a capire come fosse possibile che, mentre ero impegnato nella gestione di una struttura tanto importante, potessi essere coinvolto in una vicenda di dazioni di denaro». Ricordi del proprio lavoro che si sovrappongono alla esperienza di imputato. «Ancora oggi vanto una produzione scientifica di primissimo piano, nel 2025 il mio nome corrisponde al secondo autore del Pascale per la produzione scientifica e per le citazioni. Ho lavorato sempre per ampliare il budget dell’Istituto di ricerca, per rafforzare le sperimentazioni cliniche no profit e nello stesso tempo dovevo difendermi da un’accusa di peculato». Ma cosa farà Gerardo Botti, all’indomani dell’assoluzione? «Mi dimisi dal Pascale e non vi ho più fatto ritorno. Ora penso che potrò rientrare a testa alta all’interno di quella struttura. In questi anni sono stato sindaco nel comune salernitano di Sessa Cilento, l’ho fatto per disintossicarmi dall’esperienza che mi era toccata vivere. Sono felice di stringere le mani ai miei concittadini, forte del riconoscimento della mia innocenza».