Il capitano D’Agostino in aula ripercorre la riforma dei soccorsi mai passata nonostante il naufragio di Cutro rappresenti uno “spartiacque”
CROTONE – «Non è mai passata». In quattro parole, pronunciate con la freddezza dei tecnici nell’aula del Tribunale di Crotone dal capitano di vascello Gianluca D’Agostino, c’è la sintesi esatta di un fallimento burocratico che precede e spiega la strage. Esiste un prima e un dopo il 26 febbraio 2023, ma solo sulla carta e nella coscienza di chi quel disastro lo ha dovuto gestire. La Guardia Costiera lo ha messo nero su bianco in un tavolo tecnico interministeriale. I fatti di Cutro sono uno «spartiacque», i modelli operativi che prevedono il solo monitoraggio dei barconi carichi di migranti oltre le 12 miglia nautiche sono ormai «superati». Eppure, la bozza di nuovo decreto interministeriale e la proposta di revisione dell’accordo tecnico del 2005 – presentate proprio dalla Guardia Costiera per cambiare le regole d’ingaggio e rimettere la salvaguardia della vita umana davanti alle esigenze di polizia marittima – non sono mai diventate legge. Sono rimaste un’intenzione chiusa nei cassetti dei ministeri romani, mentre nell’aula presieduta dal giudice Alfonso Scibona si consuma il processo per il naufragio del Summer Love che costò la vita a un centinaio di persone.









