L'”errore” del capitano di vascello D’Agostino e il giallo dell’occhio fantasma in mare della Finanza nel processo sul naufragio di Cutro.

CROTONE – «L’unico errore è stato dare credito a un’informazione mendace». L’ammissione, pronunciata originariamente durante un interrogatorio di cinque ore nella fase delle indagini preliminari davanti al pubblico ministero Pasquale Festa, piomba nell’aula del Tribunale di Crotone attraverso la voce del capitano di vascello Gianluca D’Agostino. Già capocentro operativo nazionale dell’Imrcc di Roma, l’ufficiale della Guardia Costiera ha spiegato, rispondendo al pm Matteo Staccini, cosa intendesse. Si trattava di «un’analisi introspettiva – l’ha definita – più che un errore procedurale». La convinzione, rivelatasi tragicamente infondata, che un “occhio” esperto come quello della Guardia di Finanza fosse costantemente presente in mare a monitorare l’obiettivo. Se avesse saputo che quell’occhio non c’era, il livello di allarme sarebbe stato innalzato.

La deposizione di D’Agostino, 17 anni di esperienza nel Sar (Search and Rescue) e 40mila persone salvate in carriera, ricostruisce le ore precedenti lo schianto del caicco “Summer Love” sulla costa di Steccato di Cutro. Ore segnate da flussi informativi interrotti, valutazioni statiche e una rassicurazione burocratica che ha paralizzato la macchina dei soccorsi fino al punto di non ritorno.