Una comunicazione arrivata troppo tardi avrebbe impedito alla Guardia Costiera di attivare tempestivamente le operazioni di ricerca e soccorso e forse di evitare il naufragio del caicco Summer Love davanti alle coste di Steccato di Cutro.

È questo il punto centrale della testimonianza resa in aula dal capitano di vascello Vittorio Aloi, all’epoca comandante della Capitaneria di porto di Crotone, ascoltato nel processo che vede imputati quattro militari della Guardia di Finanza e due della Capitaneria per i ritardi nei soccorsi.

“Il caicco stava naufragando, ma lo sapemmo troppo tardi”

Rispondendo alle domande del pubblico ministero Matteo Staccini, Aloi ha ricostruito le ore precedenti alla tragedia e il funzionamento dei protocolli operativi tra Guardia Costiera e Guardia di Finanza. Secondo l’ex comandante, la Capitaneria non disponeva di radar autonomi nella sala operativa e dipendeva dalle informazioni ricevute dalle altre forze impegnate in mare. “A noi che c’era un caicco che stava naufragando lo hanno detto i Carabinieri”, ha dichiarato. Una frase pesantissima che riapre il dibattito sulla catena delle comunicazioni durante quella notte.

“Lo avremmo intercettato prima che si spiaggiasse”