Alfonso Pascale

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Afferma Stefano Ceccanti in un’intervista recente al “Riformista” che “bisogna distinguere tra elettori di centro e partiti di centro”. C’è la possibilità di una crescita del centro, ammette il costituzionalista. Ma invita a discernere in base a questo ragionamento: “Gli elettori moderati rappresentano una componente importante del Paese, ma non è affatto detto che scelgano formazioni centriste. Possono anche decidere di votare una delle due coalizioni principali se ritengono che siano le sole in grado di vincere le elezioni”.

Le considerazioni di Ceccanti mi hanno fatto ricordare una riflessione del politologo Michele Salvati contenuta in un volumetto del settembre 2007, pubblicato dall’Associazione “Libertà Eguale” in collaborazione con “Il Riformista”, che lo aveva messo in vendita come supplemento del giornale. Nel libro, intitolato “Il Partito democratico per la rivoluzione liberale”, lo studioso esponeva le linee di un manifesto del nuovo partito che sarebbe nato il 14 ottobre di quell’anno.

Nell’ultimo capitolo Salvati scriveva: “I riformisti sperano che anche la sinistra più radicale e tradizionale e parti importanti del sindacato si rendano conto che sono considerazioni di giustizia e di equità, ancor prima che di efficienza, quelle che motivano le posizioni illustrate in questo libro. […] Se non se ne rendono conto si viene a creare per il Partito democratico, per un partito che si ispira ad una concezione di sinistra liberale, una situazione politica difficile. Come abbiamo ricordato, i riformisti del centrosinistra hanno sempre sostenuto una concezione bipolare del sistema politico e il Partito democratico deve sostenerla oggi: è una concezione che soddisfa principi di democrazia, perché consente ai cittadini di scegliere da chi vogliono essere governati e di mandare a casa coloro che non hanno governato bene. E l’hanno sostenuta, i riformisti, anche perché erano sicuri che il centrosinistra avrebbe governato bene, attuando le riforme di cui il Paese ha bisogno: insomma, che non si sarebbe creato un forte contrasto tra bipolarismo e riformismo”.