Teniamo assieme due vicende culturali imparentate da quella lamentatio boomer che spesso si infrange su chi si limita a far presente che forse un certo tipo di comicità stantia ha fatto il proprio tempo o un preciso modo di trattare determinati argomenti non è più appropriata perché offensiva delle minoranze. La prima, più di nicchia, riguarda un famoso comedian tedesco, Dieter Nuhr, già da tempo al centro di polemiche agitate soprattutto dalla Gen Z per le sue battute su temi sensibili come migranti, donne e persone Lgbtq+ che secondo una parte del pubblico sono ormai fuori tempo massimo.
Il caso più recente riguarda un monologo sui femminicidi – tema forse poco adatto a un palco di satira – in cui Nuhr si aggrappa a luoghi comuni come il fatto che le donne non sarebbero capaci di parcheggiare perché i posti sarebbero «strutturalmente» troppo piccoli. La (presunta) gag è impostata proprio attorno al termine «strutturale», per dimostrare che i femminicidi non sono riconducibili a problemi che derivano dall’impostazione patriarcale della società. Insomma, le vere vittime sarebbero «gli uomini bianchi e vecchi» e per evitare quei pochi uomini violenti «può essere utile conoscere il proprio partner prima di andarci a letto». Per giorni il pezzo è stato criticato sui social, ma anche sulle pagine culturali dei giornali.










