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«Le mie cose sono ancora là», dice Jinnan, 58 anni, arrivato in Italia 22 anni fa dalla Cina. «Pochi giorni fa ci hanno detto che dobbiamo andare a pulire il frigo e togliere il cibo andato a male. Ti immagini cosa ci trovo dentro, dopo cinque mesi che nessuno ci va?». Jinnan aveva comprato una casa al sedicesimo piano della torre B del “grattacielo” di Ferrara, il complesso di tre torri vicino alla stazione che è stato sgomberato tra gennaio e febbraio: proprio nella torre B, nella notte tra il 10 e l’11 gennaio, era scoppiato un incendio, dopodiché gli impianti erano stati ritenuti non a norma e l’edificio era stato giudicato inagibile.
Jinnan viveva lì con la moglie e i due figli, il maggiore di 34 anni e la minore di 20. Dopo lo sgombero non avevano un posto dove andare: la moglie e la figlia alla fine hanno deciso di tornare in Cina, mentre il figlio al momento è ospitato in una piccola stanza sul retro del ristorante dove di giorno lavora come cameriere.
Jinnan invece è stato accolto a San Bartolo, l’ex ospedale psichiatrico di Ferrara dato in comodato d’uso gratuito alla Caritas di Ferrara, per dare un alloggio alle persone sgomberate. È un edificio imponente, con grandi stanze, mura spesse e le grate alle finestre. Per mantenere la struttura, la Caritas ha ricevuto donazioni e organizzato diverse raccolte fondi. Il comune di Ferrara non ha dato nessun contributo.








