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Entro la fine della settimana a Ferrara quasi 300 persone dovranno lasciare le loro case per rispettare un’ordinanza di sgombero firmata dal sindaco leghista Alan Fabbri. Altre 200 sono già senza una casa da quasi un mese. Sono per la maggior parte straniere. Molte sono costrette a dormire da parenti e amici, alcune in spazi messi a disposizione dalle associazioni. Altre ancora stanno dormendo in auto.
Tutte le persone coinvolte in questo sgombero, uno dei più ampi decisi negli ultimi anni in Italia, abitano o abitavano nel cosiddetto grattacielo di Ferrara, un complesso di tre torri costruito vicino alla stazione alla fine degli anni Cinquanta e da decenni al centro di discussioni alimentate soprattutto dalla destra, che lo considera un simbolo di degrado e insicurezza.
Il sindaco ha ordinato i primi sgomberi dopo un incendio avvenuto nella torre B domenica 11 gennaio intorno alle 4 del mattino. Le fiamme hanno danneggiato un locale tecnico senza raggiungere gli appartamenti. Durante l’evacuazione 19 persone hanno respirato molto fumo e sono state ricoverate in ospedale, senza conseguenze gravi.
Da allora le circa 200 persone che abitavano nella torre B non hanno potuto tornare nelle loro case perché il palazzo non è stato giudicato sicuro. Le ispezioni dei vigili del fuoco hanno accertato che l’impianto antincendio di tutte e tre le torri non è a norma, e per questo motivo il sindaco Fabbri ha disposto lo sgombero anche delle torri A e C. I 15 giorni concessi agli ultimi 300 abitanti rimasti nel palazzo scadono invece questa settimana.







