MONACO DI BAVIERA – Ci sono auto che scelgono una direzione. La nuova Bmw X5 le sceglie tutte. Benzina, diesel, ibrida plug-in, elettrica e — dal 2028 — idrogeno: cinque modi diversi di muovere lo stesso corpo, prima volta assoluta per un modello di serie Bmw. Si potrebbe chiamare coraggio, ma in stile teutonico sembra piuttosto perpetrare il rifiuto oculato di scommettere su un solo cavallo nella transizione energetica.

Vista in anteprima in Germania prima che cadesse l'ultimo lembo di camuffatura, la quinta serie (sigla interna G65) arriva ventisette anni dopo la prima X5 e verrà costruita, come sempre, a Spartanburg, in South Carolina. Tre milioni e centomila esemplari su quattro generazioni: è la Bmw più venduta al mondo, e questa è la revisione più profonda da quando esiste.

In Bmw non si parla più di piattaforme: esistono le architetture, scalabili, e i cluster tecnologici che ci si montano sopra. La X5 non è una Neue Klasse in senso puro — non nasce sull'architettura elettrica dedicata della iX3, la prima della nuova generazione — ma adotta per intero le stesse tecnologie come il Panoramic iDrive, i quattro superbrain e, sulla versione elettrica iX5, la batteria di sesta generazione a 800 volt. È lo stesso principio con cui Monaco ha appena rifatto la i7, stessa base di prima, ma portata avanti di una generazione. E anche dal punto di vista stilistico il nuovo Suv adotta un linguaggio Neue Klasse: il frontale è caratterizzato da griglie a doppio rene piccole e illuminate e fari ridisegnati con firma luminosa a forma di X, mentre dietro per la prima volta c’è un portellone tradizionale a un pezzo — addio split tailgate — e si archivia una tradizione che durava dalla prima generazione.