di

Fausta Chiesa

I calcoli dell’Unem. Il presidente Murano: «Il problema è stato causato dalla chiusura delle raffinerie in Europa. Rinunciare a una base produttiva strategica non elimina i costi, li sposta»

Lo avevamo capito sulla nostra pelle già con il Covid e quella mancanza di mascherine perché avevamo smesso di produrle: importarle costava meno. Salvo poi ritrovarsi senza nel momento del bisogno. Lo stesso sarebbe potuto accadere con il jet fuel e il gasolio se lo Stretto di Hormuz fosse rimasto chiuso più a lungo. L’Europa infatti non ne produce a sufficienza per i suoi consumi. Ma se non abbiamo conosciuto l’austerity, è stato soltanto perché siamo riusciti a comprare questi prodotti petroliferi attraverso mercati alternativi a quello del Golfo Persico. Ma a che prezzo? Dieci miliardi circa come extra costo per l’Unione Europea - di cui oltre un miliardi a carico dell’Italia - ha calcolato l’Unem.

I prezzi dei prodotti petroliferi«Se il mercato petrolifero è globale e le quotazioni del petrolio sono determinate anch’esse a livello globale con Brent e Wti come benchmark principali - spiega il presidente Gianni Murano - il mercato dei prodotti petroliferi (benzina, gasolio, jet fuel, olio combustibile) è invece differenziato per aree geografiche, come Europa del Nord, Mediterraneo, US Gulf Coast e Singapore, in cui i prezzi sono guidati dagli “arbitraggi” sui vari prodotti in funzione della disponibilità e della domanda. In genere, le differenze sono di qualche dollaro, ma tanto basta per indirizzare un arbitraggio verso un’area geografica piuttosto che un’altra e raggiungere un nuovo equilibrio di mercato». E invece che cosa è successo con la crisi di Hormuz? «Ha rappresentato una discontinuità evidente - aggiunge Murano - perché la chiusura dello Stretto e il conseguente blocco delle esportazioni dalle raffinerie del Golfo, sommati alle sanzioni sui prodotti russi, hanno generato un forte squilibrio tra i mercati. Il differenziale di prezzo tra Europa e Stati Uniti per jet fuel e gasolio ha raggiunto i 30 dollari al barile, mantenendosi su livelli elevati per settimane. Ciò ha generato uno spread tra le quotazioni di Europa e Stati Uniti che ha toccato punte di oltre 20 centesimi al litro in più per il jet fuel e oltre 10 centesimi per il gasolio».