Caricamento player
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato che tutte le persone che nascono negli Stati Uniti diventano automaticamente cittadini del paese. La Corte ha respinto l’ordine esecutivo firmato nel gennaio del 2025 dal presidente Donald Trump che voleva negare questa possibilità per i figli di immigrati senza permesso di soggiorno. Era una decisione molto attesa, per le implicazioni immediate per centinaia di migliaia di bambini e bambine che nascono in questa situazione ogni anno, ma anche perché un parere favorevole a Trump avrebbe ulteriormente ampliato i poteri del presidente, dandogli la possibilità di interpretare gli emendamenti della Costituzione a suo piacimento.
I giudici hanno votato a maggioranza, in modo diviso: 5 si sono espressi contro l’ordine esecutivo, e 4 a favore. Hanno votato contro l’ordine esecutivo i tre giudici di orientamento progressista, ma anche due conservatori, di cui una nominata proprio da Trump (Amy Coney Barrett).
Era in discussione la birthright citizenship (“cittadinanza per diritto di nascita”, a cui si fa riferimento anche come ius soli, dal latino “diritto del suolo”), il principio legale secondo cui tutte le persone nate sul territorio statunitense diventano automaticamente cittadine del paese. Nel primo giorno del suo secondo mandato, il 20 gennaio 2025, Trump firmò un ordine esecutivo per negare la cittadinanza statunitense ai figli di immigrati senza permesso di soggiorno e di persone che si trovano nel paese temporaneamente: una decisione coerente con le sue politiche molto dure contro l’immigrazione, sia legale che illegale. La decisione fu subito contestata da vari giudici e corti federali, che la ritenevano incostituzionale. La sua applicazione è stata sospesa mentre proseguivano le cause, arrivate fino alla Corte Suprema.










