Ankara. Il governo israeliano ha riconosciuto all’unanimità le uccisioni di massa degli armeni durante la Prima guerra mondiale come genocidio, ponendo fine a decenni di riluttanza ufficiale motivata principalmente dalla volontà di non turbare i rapporti con la Turchia e con l’Azerbaigian. Il riconoscimento è visto da molti osservatori non come motivato da ragioni morali, ma come un affronto al leader turco per le crescenti tensioni in particolare su Gaza e sulla Siria. La decisione del governo israeliano stabilisce che qualsiasi negazione, minimizzazione o distorsione della verità storica relativa a quell’evento dovrà essere condannata. Le note esplicative che accompagnano la proposta affermano che il genocidio armeno iniziò nell’aprile del 1915 con l’arresto, la deportazione e l’uccisione di centinaia di intellettuali armeni, leader comunitari e figure pubbliche a Costantinopoli. In seguito alla distruzione della leadership della comunità, le autorità ottomane condussero una campagna sistematica contro la popolazione armena. Gli uomini furono condannati al lavoro forzato e uccisi, mentre donne, bambini e anziani furono deportati dalle loro case e costretti in marce della morte verso il deserto siriano, dove molti perirono a causa di uccisioni di massa, fame, disidratazione e altre atrocità. Circa 1,5 milioni di armeni furono uccisi e un patrimonio culturale e storico che si esprimeva da migliaia di anni in Anatolia fu annientato.La Knesset discute da molti anni sul riconoscimento del genocidio armeno. Lo aveva fatto nel 2015 con un appello che rimase inascoltato quando la Commissione istruzione del Parlamento commemorò il centenario del genocidio e poi tre anni dopo con una mozione presentata dal ministro Tamar Zandberg, a cui si oppose la coalizione guidata dal Likud. Infine, nel gennaio 2024, quando il ministro degli Esteri Israel Katz tornò sull’argomento dopo che la Turchia si era unita al ricorso presentato dal Sudafrica contro Israele presso la Corte internazionale di Giustizia per Gaza. I governi israeliani si sono sempre opposti al riconoscimento del genocidio armeno, non solo per il timore di inimicarsi Ankara, con cui un tempo intratteneva stretti legami militari e commerciali, e l’Azerbaigian, suo principale alleato regionale in guerra da sempre con l’Armenia, ma soprattutto perché ritenevano inaccettabile l’utilizzo del termine “Shoah” per descrivere la tragedia del popolo armeno, non ritenuta comparabile con quella del popolo ebraico. La decisione del governo Netanyhau di riconoscere il genocidio armeno ha infastidito il primo ministro dell’Armenia Nikol Pashinyan. “E’ l’utilizzo del genocidio armeno come arma”, ha detto ai giornalisti e ha aggiunto: “Crediamo che non entrare nella questione della strumentalizzazione del genocidio armeno sia nell’interesse della Repubblica d’Armenia. Pertanto, non vediamo alcuna necessità di una risposta”.Pashinyan ha chiarito che, a differenza dei suoi predecessori, il suo governo non considera il riconoscimento del genocidio da parte della Turchia in alcun modo collegato all’impegno in corso per stabilire relazioni diplomatiche e riaprire i confini terrestri comuni chiusi dal 1993. Tale impegno procede parallelamente agli sforzi di Yerevan per raggiungere la pace con l’Azerbaigian. Anche per molti armeni, le dichiarazioni di Netanyahu hanno il sapore dell’ipocrisia. Israele, infatti, insieme alla Turchia, ha svolto un ruolo chiave nell’aiutare militarmente l’Azerbaigian a sconfiggere l’Armenia nella guerra del 2020. Inoltre Gerusalemme non ha proferito parola quando, nel 2023, l’Azerbaigian costrinse oltre 100 mila armeni ad abbandonare la loro enclave del Nagorno-Karabakh nel giro di due settimane dopo essere stati ridotti alla fame per l’assedio dell’esercito di Baku. Perfino la reazione del leader turco e del suo governo alla decisione israeliana appare morbida in queste ore. Perché in realtà al di là della sua feroce retorica propagandistica anti israeliana e pro Palestina volta ad assecondare le masse islamiste che costituiscono la sua base elettorale, Erdogan ha cercato di non rompere del tutto le relazioni commerciali che intrattiene con Gerusalemme che proseguono a ritmo sostenuto grazie ad alcuni stratagemmi, tra cui l’etichettatura di merci destinate a Israele come se fossero dirette nei territori palestinesi. Così come rimane intatto il flusso di petrolio azero, esportato in Israele soprattutto dai terminali di carico turchi nel porto di Ceyhan. Le divergenze tra i due ex partner strategici ora riguardano la Siria di al Sharaa per limitare la presenza militare turca nella parte settentrionale del paese, dove Ankara ha di stanza oltre 10 mila soldati.
Israele riconosce il genocidio armeno non per Yerevan ma contro Erdogan
La decisione del governo di Tel Aviv è vista da molti osservatori come un affronto al leader turco per le crescenti tensioni, in particolare su Gaza e sulla Siria. Per molti armeni, però, le dichiarazioni di Netanyahu hanno il sapore dell’ipocrisia










