Ora il Parlamento deve approvare il provvedimento del governo. Sa’ar: “Dovere morale e storico”. Parla Antonia Arslan, studiosa dell’Armenia: “Un atto che si è fatto attendere, ma positivo”. Yerevan al bivio: rifiutare il beau geste di Netanyahu o assecondare lo Stato ebraico e aprire all’Europa

Antonio Picasso

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«Genocidio è una parola da usare con cautela. Non a caso come si fa oggi». Plaude Antonia Arslan, già docente all’Università di Padova, ma ancor più scrittrice e profonda studiosa dell’Armenia e del genocidio del suo popolo, alla notizia dell’approvazione all’unanimità del governo israeliano di riconoscere il genocidio armeno. «Un atto che si è fatto attendere – aggiunge Arslan – ma positivo». Ancora nel Duemila, l’allora ministro dell’istruzione, Yossi Sarid, propose di inserire il genocidio armeno nei programmi scolastici. Fu il primo passo di un percorso a singhiozzo, con Knesset ed esecutivo che facevano a gara tra chi accelerava e chi rallentava. Soltanto due anni fa, con il drastico peggioramento dei rapporti tra Israele e Turchia, il premier Netanyahu si è esposto nel riconoscere personalmente il genocidio, senza però che si arrivasse a un atto ufficiale dello Stato. Oggi il provvedimento del governo richiede l’approvazione del Parlamento. Se passerà, Israele andrà a ingrossare la lista degli oltre 30 Stati membri dell’Onu che danno valore ufficiale e storico al genocidio degli armeni. Per il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, il suo governo ha compiuto un «dovere morale e storico».