La crema solare è molto più simile a un parafulmine che a uno scudo. Per capire perché bisogna partire da un raggio di sole, costituito da miliardi di fotoni, particelle che trasportano l'energia luminosa. Alcuni, quelli percepiti dai nostri occhi, hanno un contenuto energetico relativamente basso. Altri, quelli della radiazione ultravioletta (Uv), ne hanno uno molto elevato. Ed è proprio questo a renderli potenzialmente dannosi per la nostra pelle: quando la raggiungono, la loro energia può modificare le cellule.
La differenza tra Uvb e Uva
Non tutti gli ultravioletti sono uguali: ci sono gli Uvb, che possiedono una potenza maggiore e sono responsabili soprattutto dell'eritema solare e dei danni al Dna, e gli Uva, meno potenti ma molto più abbondanti e capaci di penetrare in profondità nella cute, colpendo collagene ed elastina e favorendo così l’invecchiamento cutaneo.
Contro queste radiazioni la pelle non è priva di difese: enzimi antiossidanti, sistemi di riparazione genetica e melanina, il pigmento che determina l'abbronzatura, lavorano in sinergia per limitare i danni. Ma quando l'esposizione è intensa o prolungata, tali strategie possono non essere sufficienti.
L’energia convertita e dissipata








