Con l’uso quotidiano delle creme solari, alcuni ingredienti come oxybenzone e octinoxate sono finiti al centro delle valutazioni scientifiche

Non è più solo una questione di protezione in spiaggia. Le creme solari sono diventate routine quotidiana, consigliata dagli esperti, di milioni di persone anche lontano dalla spiaggia. Le applichiamo prima di uscire ed esporci al sole anche in città, sotto il trucco, durante una passeggiata al parco. Ma proprio questa normalità, l’idea di applicarle ogni giorno, tutto l’anno, ha iniziato a sollevare una domanda meno scontata: cosa stiamo davvero mettendo sulla pelle e con quali effetti nel lungo periodo?

Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration (Fda) ha chiesto nuovi dati su alcuni filtri chimici molto diffusi, come l’oxybenzone e l’octinoxate, dopo studi che hanno mostrato come queste molecole possano attraversare la barriera cutanea ed entrare nel flusso sanguigno, soprattutto con applicazioni ripetute. Questo non implica un rischio immediato, ma evidenzia la necessità di dati più solidi sulla sicurezza di queste sostanze, soprattutto alla luce di un utilizzo così frequente e diffuso. È in questo contesto che la ricerca sta orientando l’attenzione verso nuove soluzioni, più sostenibili e innovative, a partire anche da materiali di origine naturale.