Un prototipo usa i polifenoli del tè verde per mostrare come potrebbero funzionare batterie a flusso più sicure e didattiche
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Il tè finisce nel circuitoUna batteria con il matchaLa promessa resta piccola, ma interessante
Prima di immaginare auto elettriche ricaricate con una tazza di tè, conviene guardare bene il banco da lavoro. Qui il matcha perde tutta la sua aria da bevanda zen e finisce tra elettrodi, soluzioni alcaline, contenitori, fili e strumenti di misura. Da quella polvere verde nasce una piccola batteria al matcha, capace di far girare una minuscola elica e accendere qualche LED. Poco, pochissimo rispetto alle batterie commerciali. Abbastanza, però, per mostrare una strada affascinante: usare molecole organiche comuni per parlare di accumulo energetico in modo più sicuro, accessibile e meno dipendente dai materiali tradizionali.







