Meno del 10% dei medici titolari a tempo indeterminato formati a Oristano resta a lavorare nella provincia. Eppure negli ultimi dieci anni sono stati 193 i professionisti che hanno prestato il giuramento di Ippocrate iscrivendosi per la prima volta all’Ordine dei medici. Un’emorragia che contribuisce a lasciare senza medico di famiglia circa 50 mila cittadini e costringe la Asl a prorogare gli ambulatori AsCoT facendo ancora affidamento sui medici in pensione.
«Il problema non è la formazione dei medici, ma la capacità del territorio di trattenerli», spiega il presidente dell’Ordine dei medici di Oristano, Antonio Sulis. Tra le cause indica la conformazione del territorio, che nelle aree interne obbliga spesso i medici di famiglia ad aprire tre o quattro ambulatori in paesi diversi per raggiungere il numero massimo di assistiti, con lunghi spostamenti e un’organizzazione del lavoro molto più complessa. A questo si aggiunge una burocrazia sempre più pesante che sottrae tempo all’attività clinica.
Secondo Sulis, gli incentivi economici introdotti dalla Regione hanno avuto effetti limitati. «La medicina generale ha perso attrattività e oggi fatichiamo a trovare medici anche in città come Oristano e Terralba». La situazione è destinata ad aggravarsi: entro la fine del 2026 sono previsti nuovi pensionamenti e i bandi per coprire le sedi vacanti continuano a dare risultati modesti. «Le Case della comunità sono una risorsa importante, ma non possono sostituire il medico di famiglia», conclude il presidente dell’Ordine.






