Il dato.30 giugno 2026 alle 00:24

Oristano forma i suoi medici, ma non riesce a trattenerli. E mentre quasi 50 mila cittadini della provincia sono ancora senza assistenza primaria e la Asl è costretta a richiamare in servizio i pensionati per tenere aperti gli ambulatori AsCoT, emerge un dato che racconta meglio di ogni altro la profondità della crisi.

Negli ultimi dieci anni sono stati 193 (106 donne e 87 uomini) i laureati che hanno prestato il giuramento di Ippocrate iscrivendosi per la prima volta all’Ordine dei medici di Oristano: una media di quasi venti nuovi professionisti all’anno, con un picco di 27 iscrizioni nel 2020 e 26 nel 2021. Eppure il territorio continua a perdere i suoi giovani camici bianchi. «Meno del 10 per cento dei medici titolari a tempo indeterminato resta a lavorare nella nostra provincia – osserva il presidente dell’Ordine dei medici di Oristano, Antonio Sulis –. Il problema non è la formazione dei medici, ma la capacità del territorio di trattenerli. Così com’è organizzata oggi, la provincia non riesce a essere attrattiva».

Le cause

Dietro questa fuga, spiega Sulis, ci sono criticità che vanno ben oltre l’aspetto economico. «La conformazione del nostro territorio rappresenta uno dei principali ostacoli. Nelle aree interne, dalla Marmilla all’Alto Oristanese, un medico di medicina generale, per raggiungere il massimale di assistiti, deve spesso garantire l’apertura di tre o quattro ambulatori in paesi diversi. Significa trascorrere ore negli spostamenti, con un’organizzazione del lavoro molto più complessa rispetto ad altri contesti». Di recente la Regione ha provato a rendere più appetibili le sedi periferiche con incentivi economici. «Sono serviti fino a un certo punto», prosegue il presidente dell’Ordine. «A pesare è soprattutto l’organizzazione del lavoro. La burocrazia è cresciuta a dismisura e il medico dedica sempre più tempo alle pratiche amministrative e sempre meno ai pazienti». La crisi, però, non riguarda più soltanto i piccoli centri. «Se oggi fatichiamo a trovare medici anche in città come Oristano e Terralba significa che il problema è diventato strutturale», sottolinea Sulis. «La medicina generale ha perso attrattività. È stato firmato il nuovo accordo nazionale, ma manca ancora quello integrativo regionale, fondamentale per definire concretamente l’organizzazione del servizio». Le conseguenze sono già evidenti. Nell’ultimo avviso per il progetto AsCoT, la Asl di Oristano ha ricordato che circa 50 mila cittadini sono privi di un medico di famiglia e che entro la fine del 2026 sono previsti ulteriori pensionamenti. I bandi per coprire le sedi vacanti hanno prodotto risultati modesti, tanto che l’azienda sanitaria ha deciso di prorogare gli ambulatori straordinari, affidandosi ancora ai medici in pensione. «Più passa il tempo e più la situazione rischia di peggiorare», conclude Sulis. «Le Case della comunità sono una risorsa importante, ma non possono sostituire il medico di famiglia. Se non riusciremo a riportare i giovani professionisti nei territori, la carenza dei medici di base non sarà più soltanto un’emergenza sanitaria: diventerà un problema sociale».