Il Campo Stretto

Primo mese a 1 €

Il biorobotico Alberto Mazzoni, coordinatore dello studio firmato Sant’Anna di Pisa

di Mario FerrariPISA"Il nostro studio che può prevedere con anni di anticipo i sintomi dell’Alzheimer inizia a intravedere una possibilità concreta di translazione clinica". La ricerca che porta avanti la Scuola Superiore Sant’Anna, insieme all’Università di Firenze e all’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, continua a fare passi avanti. Il progetto, che sta sviluppando un modello in grado di distinguere chi è a rischio Alzheimer da chi sta semplicemente affrontando il normale processo di invecchiamento, entra infatti in una nuova fase grazie all’ampliamento della sperimentazione e alle collaborazioni internazionali. Il modello matematico sviluppato dai ricercatori, che combina l’elettroencefalogramma con un "gemello digitale" del cervello del paziente, riesce a prevedere l’insorgenza della malattia con un’accuratezza vicina al 90%, fino a tre o quattro anni prima della comparsa dei sintomi più evidenti, evitando il ricorso a esami invasivi. Il progetto, avviato nel 2025, ha nel frattempo attirato l’attenzione dell’Alzheimer Center di Amsterdam, che ha messo a disposizione dei ricercatori circa 450 ulteriori pazienti per testare il modello sviluppato dalla Scuola Sant’Anna. Un ampliamento significativo del campione, che ha rafforzato l’ottimismo del coordinatore dello studio, il biorobotico Alberto Mazzoni: "Siamo partiti da 150 persone, adesso che abbiamo triplicato quel numero potremo validare con ancora più robustezza i nostri risultati". L’obiettivo è trasformare la ricerca in un modello generale per la diagnosi precoce dell’Alzheimer. Anche su questo fronte sono arrivati sviluppi importanti. "Stiamo dimostrando, grazie anche alla collaborazione con l’ospedale di Marsiglia, che il nostro progetto non si applica soltanto al caso specifico dell’Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, ma può diventare un modello generale per affrontare la malattia. Si tratta di un significativo passo avanti, non soltanto per la valorizzazione del nostro studio, ma soprattutto verso l’approvazione clinica". Secondo Mazzoni, inoltre, i progressi del modello matematico sviluppato dalla Sant’Anna potrebbero presto integrarsi con le nuove terapie disponibili contro l’Alzheimer, aprendo la strada a una strategia che unisce diagnosi precoce e trattamento. "Quando abbiamo iniziato questa ricerca volevamo migliorare la diagnosi. Nel frattempo sono stati sviluppati i primi farmaci in grado di rallentare la progressione della malattia. La combinazione tra diagnosi precoce e terapie può rappresentare un forte strumento di contrasto all’Alzheimer. Se riusciamo a prevedere che una persona svilupperà la malattia entro cinque anni, possiamo intervenire prima con i farmaci e rallentarne l’evoluzione. Per una popolazione sempre più anziana - conclude -, un sistema di questo tipo, integrabile durante una normale visita, potrebbe diventare determinante per limitare la malattia".