Messo a punto uno strumento, che si avvale di algoritmi, per predire chi, tra le persone a rischio in quanto già con un lieve declino cognitivo in atto, si ammalerà di demenza, in particolare di Alzheimer, entro tre anni.
È il risultato del progetto italiano Interceptor, coordinato da Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell'Irccs San Raffaele di Roma, in stretta collaborazione con Istituto Superiore di Sanità, Policlinico Gemelli Irccs, Irccs Istituto Neurologico Besta, Irccs San Raffaele di Milano e Irccs Fatebenefratelli di Brescia.
Interceptor è stato promosso e finanziato dall'Agenzia Italiana del Farmaco in collegamento con il ministero della Salute. Lo studio, pubblicato su Alzheimer's & Dementia, svela che lo strumento è molto accurato nell'individuare i soggetti destinati ad ammalarsi.
Il cervello invecchia normalmente a partire dai 50/60 anni. Vi sono però persone che, pur non avendo una demenza vera e propria, presentano un invecchiamento cerebrale patologico detto deterioramento cognitivo lieve (Mci). Secondo le stime dell'Iss, in Italia sono quasi 1 milione e ogni anno circa 100.000 individui di questo gruppo si ammalano di demenza. Le stime indicano infatti che fino al 50% delle persone con Mci finisce per ammalarsi. L'altra metà tende a mantenere una piena autonomia anche sul piano professionale e sociale. Ecco perché è cruciale identificare chi, tra quanti vivono con Mci, finirà per ammalarsi, in particolare nel breve termine e cioè entro 2-3 anni.






