Non appena concludo l'intervista con Maurizio Nichetti, uscendo dal Centro Sperimentale di Cinematografia, una signora mi ferma e mi chiede che cosa si studia in quell'edificio, ormai alle mie spalle. La donna – mai vista prima – sembra sinceramente interessata e inizia a parlarmi di cinema italiano. Le spiego che sono un giornalista e che ero qui per intervistare il regista Maurizio Nichetti. Dal nulla le si illuminano gli occhi e senza troppi giri di parole mi dice: "Ecco, lui è uno dei registi italiani intelligenti, attenti e che non seguono cosa fanno gli altri". Basterebbe questo per definirlo. Semplici parole raccolte per caso, su un marciapiede, mentre cammino.Ed è tutto vero: Nichetti è uno dei registi e sceneggiatori italiani più incredibili che ci siano in Italia, ha anticipato idee e fantasie che al cinema non si erano mai viste. Ma lui è soprattutto un innovatore di linguaggi, che non ha paura di rischiare e far dialogare mondi apparentemente diversi o lontani. Lo abbiamo incontrato in un momento in cui tutti sembrano averlo riscoperto dopo AmicheMai, i suoi reel su Instagram ricchi di aneddoti e anche uno spettacolo teatrale in arrivo: Occhi aperti! Serata tra amici che intreccia memoria personale e storia collettiva attraverso il suo particolare sguardo sempre un po' oltre.Wired Italia / Nicholas David Altea - Maurizio Nichetti con la penultima copia di Wired Italia