La data ancora non c’è, ma la Serbia sembra procedere a grandi balzi verso una storica campagna elettorale in vista di una doppia chiamata alle urne. Di fronte alla consueta schiera di ‘sostenitori’ (in buona parte dipendenti statali che non possono dire di no all’appello), fatti accorrere nel centro di Belgrado per l’occasione, il presidente serbo Aleksandar Vucic ha annunciato, nel corso di un raduno lo scorso sabato, di essere pronto a dimettersi «nel giro di un paio di settimane», in modo da indire, in un futuro non meglio precisato, le elezioni anticipate per il nuovo capo di stato, verosimilmente a stretto giro con quelle per il nuovo parlamento – la cui data pure non è ancora stata decisa – attese entro l’anno prossimo. Le sue dimissioni sono quanto il movimento studentesco, nato nel novembre del 2024 contro la corruzione dilagante nelle istituzioni, chiede da mesi.

L’ANNUNCIO DI VUCIC, protagonista-padrone della scena politica serba da oltre un decennio, non va letto come un passo indietro, bensì l’opposto: la macchina del suo partito progressista serbo (Sns) di stampo conservatore, contrariamente al nome, si sta rimettendo in moto per far sì che il suo leader possa rimanere saldo al potere. Il mandato da presidente della Repubblica di Vucic è quasi agli sgoccioli: scade a metà dell’anno prossimo, e non potrà essere rinnovato ancora, per limiti costituzionali, visto che il leader serbo ha già ricoperto la carica due volte. Per questo molti analisti sono convinti che Vucic sia intenzionato a presentarsi, alle prossime elezioni parlamentari, come candidato premier (una carica già ricoperta tra il 2014 e il 2017, e per la quale non esistono limiti).