Caricamento player

Domenica in Serbia ci sono le elezioni amministrative a Kosjerić, una cittadina di circa 10mila abitanti vicina al confine con la Bosnia Erzegovina, e a Zaječar, città di circa 50mila abitanti dall’altra parte del paese, sul confine con la Bulgaria. Sono entrambe città piccole e non particolarmente note, quindi il risultato non influirà sulla politica nazionale.

Allo stesso tempo però sono le prime elezioni che si tengono da quando in Serbia sono iniziate enormi proteste antigovernative, lo scorso novembre, che hanno fatto cadere il governo e messo in difficoltà il presidente nazionalista Aleksandar Vučić: sono quindi considerate una sorta di banco di prova per il suo partito, il Partito Progressista Serbo (SNS, che nonostante il nome è di orientamento conservatore).

Le proteste iniziarono a causa del crollo di una tettoia della stazione ferroviaria di Novi Sad, a una sessantina di chilometri dalla capitale Belgrado, che a novembre aveva causato 15 morti: i manifestanti lo considerano emblematico della corruzione diffusa nel paese con Vučić, che è stato primo ministro fra il 2014 e il 2017 e da allora è presidente. Con il passare dei mesi le manifestazioni sono diventate sempre più estese e partecipate. Sono organizzate da gruppi di studenti, che hanno anche occupato decine di facoltà universitarie.