Da stamattina alle 7 sono aperte le urne in 136 seggi di 17 circoscrizioni elettorali della Republika Srpska (Rs), l'entità a maggioranza serba della Bosnia-Erzegovina, incluso il capoluogo Banja Luka, dove si ripetono oggi le elezioni presidenziali del 23 novembre, parzialmente annullate dalla Commissione elettorale centrale (Cec) di Sarajevo per riscontati irregolarità e brogli.

Benché a votare siano chiamati solo circa 84.400 elettori, si tratta di elezioni di peso, perché decideranno il dopo-Dodik, cioè se la Rs continuerà sulla strada della spinta verso il secessionismo e la progressiva rottura con la Federazione croato-musulmana, o se ci potrà essere una possibile inversione di rotta.

Nel voto di novembre, infatti, il candidato fedele del partito nazionalista Snsd del deposto presidente Milorad Dodik, Siniša Karan, aveva ottenuto, prima dell'annullamento parziale, una vittoria di misura per meno di 10.000 voti sul candidato dell'opposizione, Branko Blanusa.

Quest'ultimo, al momento, si trova in vantaggio di circa 6.000 voti. Ma i sondaggi indicano che nelle circoscrizioni dove si rivota la maggioranza è in favore del candidato nazionalista Karan.

Secondo il giornalista Žarko Marković, direttore del giornale bosniaco Glas Srpske, ripetere le elezioni "non può modificare in modo significativo la volontà elettorale dei cittadini a livello locale", anche se, dove si rivota non c'è stata praticamente campagna elettorale classica e il clima è di quasi totale indifferenza, con un gran numero di cittadini che non sa nemmeno che oggi è chiamato a votare nuovamente.