La democrazia è disfunzionale? Questa è l’opinione di Peter Thiel, Trump, Musk e dei loro seguaci. Non ci salviamo demonizzandoli. Prima dovremmo chiederci se l’accusa è fondata e poi decidere come reagire. In molti Paesi di grandi tradizioni democratiche purtroppo il giudizio è fondato; occorre precisare, non è cosa da poco, che non è disfunzionale la democrazia in sé, ma sono disfunzionali alcune forme specifiche di democrazia. In Italia lo dimostrano l’astensionismo elettorale, la crescita di forme militanti di antidemocrazia, il peso che hanno acquisito nell’opinione pubblica slogan esplicitamente razzisti, come quelli relativi alla remigrazione e alla discriminazione sessuale. Purtroppo, nella quotidianità, la nostra democrazia risulta spesso illiberale: le disuguaglianze aumentano, il fisco ha perso quasi del tutto la sua funzione redistributiva, il rapporto dei comuni cittadini con le pubbliche amministrazioni è spesso sfibrante.

La sfida non è ridurre la democrazia; consiste invece nel rendere funzionale la democrazia, sfidando gli avversari sul loro stesso terreno. Siamo rimasti impigliati nella trappola di Montesquieu. Il filosofo francese, che combatteva l’assolutismo regio, scrisse «è necessario che il potere fermi il potere». Noi l’abbiamo preso alla lettera, diffondendo il potere di decisione in miriadi di centri tra loro non comunicanti; ciascuno è in grado di fermare l’altro, ma nessuno è in grado di decidere definitivamente. La soluzione c’è. La ZES Unica ha costituito per le regioni con più basso sviluppo, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia, una Zona Economica Speciale per aiutare le imprese non solo con sovvenzioni e vantaggi fiscali ma anche attraverso una effettiva semplificazione. È previsto che una volta che l’impresa abbia presentato l’istanza, presentabile solo in via digitale, la Struttura di Missione ZES convochi una Conferenza dei Servizi. In questa sede, tutte le amministrazioni coinvolte, Regione, Comune, Vigili del Fuoco, etc., valutano il progetto contemporaneamente. Poi viene rilasciata l’autorizzazione unica. Questa autorizzazione sostituisce a tutti gli effetti ogni altro titolo abilitativo, come permessi di costruire, autorizzazioni ambientali, paesaggistiche e così via. Si può estendere questo modello ad altre procedure sino a farlo diventare un modello universale? Perché questo accada è necessario che si estenda la digitalizzazione dei servizi pubblici. Il centro di ricerca Futuri Probabili sta lavorando per la estensione della digitalizzazione a tutti i Comuni. Abbiamo cominciato, per la sperimentazione, da alcuni grandi comuni, alcuni già informatizzati anche se non completamente, Milano Torino, Roma, Napoli. Ci siamo imbattuti in alti funzionari, e funzionarie, molto capaci, molto moderni e molto consapevoli della necessità di sviluppare il ricorso alla AI, soprattutto nei rapporti con i cittadini e con le altre amministrazioni.