COSENZA Il Consiglio comunale riunitosi nel pomeriggio di oggi nella sala delle adunanze di Palazzo dei Bruzi per discutere della situazione della Casa circondariale di Cosenza, ha approvato all’unanimità, al termine del dibattito, una risoluzione nella quale si impegna il Sindaco Franz Caruso e la Giunta a trasmettere la stessa risoluzione al Ministero della Giustizia, al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, al Provveditorato regionale, alla Direzione della Casa Circondariale, al Garante regionale e nazionale e ai parlamentari del territorio, al fine di chiedere alle autorità competenti: interventi per la riduzione del sovraffollamento; il potenziamento dei servizi sanitari, inclusivi e psichiatrici; il rafforzamento della mediazione linguistico-culturale e religiosa; il miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e strutturali; l’attuazione con urgenza degli interventi già programmati relativi alle schermature in plexiglass, alla luce delle attuali condizioni climatiche e delle possibili ricadute sul microclima delle sezioni interessate. Nella risoluzione viene auspicato che le istituzioni competenti forniscano riscontro sulle iniziative intraprese. La seduta odierna del civico consesso, stante la contemporanea assenza giustificata del Presidente Giuseppe Mazzuca e dei Vicepresidenti, è stata presieduta, ai sensi dell’articolo 21 dello statuto e 17 del regolamento del Consiglio comunale dal consigliere con la cifra elettorale più alta, Giuseppe d’Ippolito che ad inizio di seduta ha ricordato all’aula le ragioni della sua presenza alla conduzione dell’assise, confidando l’emozione nel sedere alla sinistra del Sindaco. Si è poi passati alla trattazione dell’unico ordine del giorno con la lettura, da parte del consigliere Francesco Turco, dell’ordine del giorno presentato per richiedere la discussione in Consiglio, prima firmataria la consigliera comunale Chiara Penna, presidente della commissione consiliare Legalità. L’ordine del giorno era stato firmato anche dai consiglieri Francesco Turco, Ivan Commodaro Andrea Golluscio, Giuseppe d’Ippolito, Alessandro Rendace e Alfredo Dodaro. L’ordine del giorno aveva preso le mosse dalla relazione della Garante comunale delle persone private della Libertà Personale, dott.ssa Emilia Corea, nella quale sono state evidenziate rilevanti criticità riguardanti la situazione della casa circondariale di Cosenza e tra queste le condizioni di particolare difficoltà all’interno dell’istituto penitenziario, con specifico riferimento al persistente fenomeno del sovraffollamento, alle condizioni di vivibilità degli spazi detentivi e alle problematiche connesse alla tutela della salute e della dignità delle persone detenute. Dalla stessa relazione è emersa, inoltre, la presenza in diversi reparti della struttura, di pannelli in plexiglass apposti alle finestre delle celle che limitano significativamente il naturale ricambio dell’aria e l’ingresso della luce solare. Motivi- è stato sottolineato nell’ordine del giorno firmato dalla consigliera Penna e dagli altri consiglieri che hanno reso improcrastinabile la discussione nel civico consesso. A prendere la parola, subito dopo, è stata la stessa consigliera Chiara Penna come prima firmataria che ha preliminarmente rivolto un primo ringraziamento alla dott.ssa Emilia Corea, «per il lavoro svolto con continuità e rigore». «Questa Amministrazione – ha proseguito Chiara Penna – ha scelto di istituire per la prima volta nel Comune di Cosenza la figura del Garante delle persone private della libertà personale, e oggi continuiamo su quella linea: quella di un’attenzione concreta e costante ai diritti fondamentali». Un ulteriore ringraziamento la consigliera Penna lo ha indirizzato alla Camera Penale di Cosenza ed in particolare al suo Presidente, Avvocato Roberto Le Pera. Penna ha ricordato come, in questo periodo particolarmente complesso, la Camera Penale abbia rappresentato «un punto di riferimento di garantismo e legalità». Penna ha, inoltre ricordato, che dal 2021, insieme all’Osservatorio Carcere della Camera Penale di cui era responsabile, ed anche con il Presidente, Avvocato Pietro Perugini, “è stato portato avanti un lavoro costante sulle condizioni detentive e, in particolare, sull’impatto delle schermature in plexiglass alle finestre, che per 5 anni hanno inciso sulla ventilazione e sulla vivibilità degli ambienti. Oggi possiamo dire che su questo fronte – ha proseguito – si è aperto un percorso concreto di soluzione, grazie a una sinergia istituzionale tra Camera Penale, Garante comunale e Amministrazione, insieme al coinvolgimento del senatore Fausto Orsomarso. La questione è ormai in via di definizione e si va verso la rimozione delle schermature. Per questo, nella risoluzione, è stato inserito il chiaro auspicio affinché tale intervento venga completato con urgenza, considerato l’impatto immediato delle condizioni climatiche interne». Quindi Chiara Penna ha richiamato ancora una volta la relazione della Garante, che conferma un quadro di criticità non episodiche ma strutturali. «Il primo elemento è il sovraffollamento costante: 286 detenuti il 5 marzo, 284 il 20 marzo, 277 il 25 maggio, a fronte di una capienza regolamentare di 220 posti. Una condizione che incide direttamente sulla dignità della persona, sulla sicurezza interna e sulla qualità della vita detentiva. La relazione – ha rimarcato la consigliera Penna – richiama i parametri della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, secondo cui il limite dei tre metri quadrati per detenuto rappresenta una soglia minima di garanzia ai sensi dell’articolo 3 della Convenzione. È per questo necessario inquadrare questo tema nella sua dimensione complessiva. Il sistema penitenziario italiano – ha evidenziato ancora Chiara Penna – vive da anni una condizione di criticità strutturale. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con la sentenza “Torreggiani” del 2013, ha accertato la violazione dell’articolo 3 della Convenzione EDU, riconoscendo che le condizioni di sovraffollamento in Italia integravano trattamenti inumani e degradanti.Quella sentenza non si è limitata a una condanna: ha imposto allo Stato italiano un obbligo di intervento strutturale.Successivamente, l’ordinamento ha cercato di rispondere anche attraverso strumenti come il risarcimento per detenzione in condizioni inumane, previsto per ridurre il contenzioso e dare una forma di ristoro ai detenuti. Tuttavia, a distanza di oltre dieci anni, dobbiamo constatare che questa risposta è rimasta in larga parte compensativa e non risolutiva: ha gestito gli effetti del problema, senza rimuoverne le cause. Si è così consolidato un sistema che interviene dopo la violazione, ma fatica a prevenirla. È mancata una strategia strutturale sulle misure alternative alla detenzione, che dovrebbero rappresentare il principale strumento di riduzione del sovraffollamento”. Quindi, Penna ha evidenziato, inoltre, la progressiva rimozione dal dibattito politico di strumenti straordinari come amnistia e indulto, “privando il sistema di valvole di sfogo nei momenti di maggiore pressione». Per Chiara Penna il risultato è inequivocabile: «un sistema che continua a riprodurre le stesse criticità: sovraffollamento superiore a quello registrato 13 anni fa, fragilità organizzative e condizioni materiali spesso difficili. Un tema sociale ed umano come dimostrano i dati sulla sofferenza psicologica della popolazione detenuta e i tragici fenomeni di suicidio in carcere: 76 nel 2025, 24 nel 2026». Penna ha messo in luce il rischio che il carcere si allontani dal modello costituzionale dell’articolo 27 della Costituzione, «che assegna alla pena una funzione rieducativa e non meramente custodiale». Per restare all’istituto penitenziario cosentino, Chiara Penna ha ricordato ancora che “la relazione della Garante evidenzia le criticità specifiche dell’istituto “Sergio Cosmai” riassumendole nel sovraffollamento, nelle criticità strutturali, nell’umidità e ventilazione insufficiente – a prescindere dal plexiglass – che compongono un quadro che richiede attenzione costante e interventi concreti. Di qui le richieste evidenziate nella risoluzione e che il consiglio ha fatto sue approvandole all’unanimità.Subito dopo, è intervenuta la consigliera comunale Alessandra Bresciani. «Devo confessare – ha esordito Bresciani – che, se qualcuno mi avesse detto qualche anno fa che un giorno avrei citato Alemanno in un intervento in Consiglio Comunale e che, per di più, mi sarei trovata d’accordo con lui, probabilmente avrei sorriso con incredulità. La politica, però, ha il vizio di riservare sorprese e la realtà, a volte, è più ostinata delle appartenenze ideologiche. Eppure, quando Alemanno, uscendo dal carcere di Rebibbia, ha affermato che sul sovraffollamento delle carceri “non è stato fatto nulla dal governo Meloni”, ha sottolineato una questione che merita di essere ascoltata senza pregiudizi. Perché ci sono temi che dovrebbero superare le bandiere politiche e parlare direttamente alla coscienza delle istituzioni». Nell’evidenziare, in particolare, la situazione in cui versa la casa circondariale di Cosenza, la consigliera Bresciani ha messo in risalto una serie di criticità: dal sovraffollamento alla carenza di personale, dalle difficoltà nell’assistenza sanitaria e psicologica alla limitata disponibilità di percorsi formativi e lavorativi, «problemi concreti che incidono sulla vita quotidiana delle persone detenute e degli operatori penitenziari». Una riflessione a parte Bresciani ha dedicato alla condizione dei detenuti stranieri e delle persone affette da disturbi psichiatrici, due categorie che spesso vivono situazioni di particolare vulnerabilità. «I detenuti stranieri, infatti – ha precisato – oltre alle difficoltà comuni della detenzione, devono affrontare la barriera linguistica, la lontananza dai familiari e, spesso, l’assenza di una rete di sostegno sociale. Le persone con problemi di salute mentale, invece, si trovano talvolta in carcere pur avendo bisogno principalmente di percorsi terapeutici e di un’assistenza specialistica continuativa. La carenza di personale sanitario, di psicologi e di strutture adeguate rischia di aggravare condizioni già fragili. La situazione diventa ancora più critica quando queste due condizioni si sommano: il detenuto straniero affetto da disturbi psichiatrici può subire una forma di doppia discriminazione e di maggiore isolamento, con difficoltà ulteriori nell’accesso alle cure, nella comunicazione con gli operatori e nella tutela dei propri diritti. Accanto al diritto alla salute – ha rimarcato ancora Bresciani – merita attenzione anche il diritto alla libertà religiosa. È opportuno favorire, nel rispetto delle esigenze di sicurezza dell’istituto penitenziario, la possibilità per i detenuti di fede islamica di svolgere la preghiera comunitaria del venerdì, senza rendere necessaria la presenza stabile di un imam esterno, qualora ciò comporti criticità organizzative o l’introduzione di regole incompatibili con il regime dell’istituto. Una soluzione praticabile potrebbe essere quella di organizzare due turni distinti, differenziati in base ai livelli di sicurezza dei detenuti, così da evitare contatti tra persone appartenenti a circuiti diversi e garantire contemporaneamente il diritto al culto e la tutela dell’ordine interno. Allo stesso tempo, sarebbe auspicabile poter disporre di spazi comuni più ampi e adeguati, che consentano lo svolgimento delle attività religiose, culturali e trattamentali in condizioni di maggiore dignità e sicurezza. Garantire cure appropriate, un adeguato supporto alla salute mentale e il rispetto della libertà religiosa non rappresenta soltanto un obbligo costituzionale e umano, ma costituisce anche una condizione essenziale per la sicurezza collettiva e per un autentico percorso di recupero e reinserimento della persona detenuta». Per Alessandra Bresciani «parlare dei diritti dei detenuti non significa dimenticare le vittime dei reati, né sminuire la responsabilità di chi ha sbagliato. Significa riconoscere che uno Stato forte non è quello che umilia, ma quello che fa rispettare la legge senza rinunciare alla dignità umana. Per questo motivo ritengo necessario che tutte le istituzioni, ciascuna per la propria parte, si impegnino affinché il carcere non sia soltanto un luogo di custodia, ma anche un luogo di recupero. Come Consiglio Comunale abbiamo il dovere di mantenere alta l’attenzione su questi temi e di sostenere ogni iniziativa che favorisca il reinserimento sociale e il rispetto dei diritti fondamentali. Perché la civiltà di una comunità non si misura da come tratta i più forti, ma da come tratta chi si trova nelle condizioni più difficili, persino quando ha commesso degli errori».
Carcere di Cosenza, via libera del Consiglio comunale a una risoluzione sulle criticità
Approvato all'unanimità un documento che chiede interventi strutturali e sanitari nella casa circondariale "Sergio Cosmai"









