Pubblicato il: 25/05/2026 – 10:43
di Fabio Benincasa
COSENZA L’accesso, questa mattina, al carcere di Cosenza “Sergio Cosmai” segue la durissima relazione redatta dalla Garante per i Diritti delle Persone Private della Libertà Personale di Cosenza, Emilia Corea. La doppia visita compiuta nello scorso mese di marzo ha permesso di evidenziare tutta una serie di gravi criticità nell’istituto penitenziario bruzio. Alle 9.30, i cancelli del carcere si aprono e inizia la visita del sindaco della città Franz Caruso, della vicesindaca Maria Locanto, della consigliera comunale, avvocato e crimininologa, Chiara Penna, della garante e di una nutrita delegazione della Camera Penale di Cosenza guidata dall’avvocato e presidente Roberto Le Pera. Presenti anche i parlamentari Fausto Orsomarso e Simona Loizzo.
Un decesso ancora da chiarire
Ai nostri microfoni, Emilia Corea commenta il contenuto della relazione e accende i riflettori sulla morte di un detenuto avvenuta nelle scorse settimane in circostanze ancora da chiarire. «La situazione del carcere di Cosenza è emblematica di quello che avviene in tutti i penitenziari italiani. La percentuale di sovraffollamento è addirittura superiore a quella che nel 2013 ha portato alla condanna dell’Italia da parte della CEDU. Situazioni degradanti per le persone detenute, carenza di medici, di psichiatri, di psicologi, insomma un quadro a dir poco allarmante». Per Corea «il ministro Nordio ha emanato solamente negli ultimi tempi due nuovi decreti di sicurezza, sono stati creati 55 nuovi reati, le carceri sono sovrappiene, le misure domiciliari non vengono concesse e per gli istituti penitenziari diventa difficile recuperare e riabilitare i detenuti». Nella notte fra il 3 e il 4 maggio scorsi, un detenuto è morto in circostanze ancora poco chiare nel carcere di Cosenza. E’ la stessa Garante a confermare la notizia. «Ho chiesto, nell’esercizio delle mie funzioni, di avere aggiornamenti per avere piena comprensione di quanto accaduto e in particolare ho chiesto informazioni in merito all’attivazione di misure di emergenza previste in tali casi, ho chiesto se fosse presente il medico di guardia perché lo sappiamo che nelle strutture detentive il fattore tempo è determinante, ma soprattutto ritengo doveroso domandare cosa ci facesse in detenzione interamuraria un detenuto con plurime patologie impossibilitato a muoversi, si muoveva su una sedia a rotelle». In buona sostanza, non sarebbero state attivate tutte le misure alternative compatibili con lo stato fisico del detenuto. «Al momento non mi ha risposto nessuno – aggiunge Corea – le domande poste sono compatibili con il mio ruolo, con la funzione di verifica del garante e soprattutto con il principio che qualsiasi morte che avviene sotto la custodia dello Stato necessiti di un livello massimo di attenzione sia istituzionale che pubblico».








