La Casa circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani, visitata dalla nuova Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Erice, l’avvocata Francesca Di Caro fa emergere uno spaccato che in vista della stagione estiva fa un po' tremare. Dal sopralluogo è uscito un quadro che chiama in causa sanità, strutture, attività trattamentali e perfino la gestione dei documenti d’identità: temi diversi solo in apparenza, uniti invece da una stessa domanda di fondo, quella sulla qualità reale della detenzione.
La visita segna anche l’avvio operativo dell’attività di ascolto e monitoraggio della Garante all’interno del carcere che sorge a Casa Santa, nel territorio di Erice. Francesca Di Caro è stata accolta dalla direttrice Margherita Gennai, insieme al personale amministrativo, educativo-trattamentale e alla Polizia Penitenziaria. I colloqui con le persone detenute e l’osservazione diretta hanno fatto emergere criticità precise, che riguardano l’accesso alle cure, lo stato di alcune sezioni, la povertà di occasioni rieducative soprattutto nei mesi estivi e le difficoltà legate al rinnovo dei documenti.
Un istituto grande, ma sotto pressione
Il “Pietro Cerulli” è uno degli istituti penitenziari più rilevanti della Sicilia occidentale. Nella scheda ufficiale del Ministero della Giustizia risultano 555 posti regolamentari, ma 73 non disponibili, con un totale di 571 detenuti presenti. Tradotto: la disponibilità effettiva scende a 482 posti, e la popolazione detenuta supera quel dato di 89 unità.








