In Italia nell’ultimo anno non c’è stato alcun passo avanti sulla libertà di stampa: andiamo male sulla pluralità del mercato e siamo peggiorati sull’indipendenza della Rai dalla politica. In generale, secondo il rapporto Media Pluralism Monitor 2026, il Paese si conferma nella fascia di rischio medio-alto (51%), 15esimo sui 27 Paesi europei considerati. Mentre la media Ue si attesta al 49%, noi siamo considerati allo stesso livello di Repubblica Ceca, Polonia, Croazia; leggermente meglio di Spagna, Grecia e Bulgaria. Le peggiori, ritenute ad alto rischio: Ungheria, Malta e Cipro.
A pesare sul giudizio finale, anche il fatto che l’Italia non abbia applicato nessuna delle tutele recenti introdotte dall’Unione europea: ad esempio, non si è adeguta all’European Media Freedom Act che chiedeva – entro l’8 agosto scorso – di rendere trasparenti le nomine della governance Rai; non ha recepito la direttiva che protegge dalle querele temerarie, scaduta il 7 maggio. Infine, gli esperti del Centre for Media Pluralism and Media Freedom evidenziano l’assenza di riforme sul conflitto di interessi. “Il tempo sta scadendo”, ha commentato il presidente Fnsi Vittorio Di Trapani. “La situazione della libertà di stampa in Italia si sta deteriorando fino a un punto di non ritorno. E anche molto rapidamente”.






