Libertà di stampa 05 maggio 2026 Secondo Sinistra Italiana il nostro Paese è davanti solo all’Ungheria, ma le cose non stanno proprio così ANSA Ogni anno, all’inizio di maggio, la pubblicazione del World Press Freedom Index riporta nel dibattito politico il tema della libertà di stampa in Italia. La classifica, diffusa il 3 maggio dall’organizzazione no-profit Reporters sans frontières (RSF) in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa, valuta il livello di libertà dei media in quasi tutti i Paesi del mondo.

Quest’anno, nello stesso giorno della pubblicazione del rapporto, Sinistra Italiana ha diffuso sui social un post per criticare lo stato dell’informazione in Italia e l’attuale governo in carica. Nel testo si legge che «l’Italia della destra di Meloni» sarebbe scesa «al cinquantaseiesimo posto tra i Paesi» del mondo a causa dell’assenza di norme adeguate, delle minacce contro chi fa giornalismo d’inchiesta e del numero elevato di querele temerarie, ossia azioni legali presentate con l’obiettivo di intimidire o scoraggiare soprattutto il lavoro dei giornalisti. Proseguendo, il partito guidato da Nicola Fratoianni aggiunge: «Siamo secondi in Europa solo all’Ungheria». Ma le cose stanno davvero così? In breve: la prima parte della ricostruzione è sostanzialmente corretta, perché l’Italia è effettivamente scesa al 56° posto nella classifica di Reporters sans frontières. La seconda parte, invece, è sbagliata: l’Italia non è davanti in Europa solo all’Ungheria, dal momento che ci sono diversi Paesi europei posizionati peggio del nostro. Il calo dell’Italia in classifica Per capire se la ricostruzione di Sinistra Italiana sia corretta, bisogna partire dalla classifica citata nel post. Come accennato, ogni anno – da oltre vent’anni – Reporters sans frontières pubblica il World Press Freedom Index, un indice che confronta il livello di libertà di stampa in 180 Paesi e territori del mondo. La classifica non misura soltanto la sicurezza fisica dei giornalisti, ma valuta più in generale le condizioni in cui i media possono lavorare.