Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa maggioranza degli elettori britannici (indipendentemente dall'appartenenza politica e inclusi i sostenitori di Reform UK) ritiene che la decisione del Regno Unito di lasciare l'Ue nel 2016 abbia avuto un impatto “negativo” sul Paese e in particolare su costo della vita (66% negativo), economia (65%), opportunità per i giovani (57%) e lotta all'immigrazione illegale (56%) . È quanto emerge da un sondaggio, commissionato a Mandate Research e YouGov dallo European Council on Foreign Relations in occasione del decennale dall’uscita dalla Ue.

Tra i risultati principali, lo studio che il 75% degli elettori britannici desidera una relazione più stretta con Bruxelles, preferisce l’Europa agli Usa ed è aperto a livelli di reintegrazione precedentemente considerati politicamente inaccettabili. Ciò include il sostegno della maggioranza alla reintroduzione della libera circolazione, a legami economici più stretti e addirittura a una partecipazione del Regno Unito a un esercito europeo. Nella sua analisi dei risultati, il direttore fondatore dell'Ecfr, Mark Leonard, scrive che la divisione tra Remain (stai) e Leave (vattene) è superata e Leonard sostiene che esistono tre campi elettorali nella società britannica: Gli ottimisti (il 28% dell'elettorato): un gruppo più giovane, più ricco e a maggioranza maschile, fortemente concentrato tra i sostenitori di Labour (57%), Verdi (56%) e Liberaldemocratici (47%). Questo gruppo si concentra principalmente sul costo della vita e considera l'allineamento collettivo europeo una necessità geopolitica in un mondo pericoloso. I realisti (il 35%): un gruppo politicamente diversificato e demograficamente equilibrato, guidato da preoccupazioni legate all'immigrazione e al costo della vita; questo blocco sostiene legami più stretti con l'Europa ma considera ancora gli Usa e il Commonwealth partner naturali.