Sono 122 le realtà cittadine che hanno sposato la causa della rete Alab (associazione liberi artigiani e artisti balarm) che dopo l’intervento della guardia di finanza, dieci giorni fa, si è ritrovata i sigilli su 12 botteghe del centro storico per presunti «illeciti amministrativi e fiscali». A cascata la sessantina attiva a Palermo ha chiuso i battenti per precauzione, in attesa di fare chiarezza.

Ieri mattina associazioni, attivisti, cittadini e gli stessi artigiani, si sono ritrovati di fronte alla prefettura per un lungo presidio.

Un’occasione per lanciare il loro appello che continua a essere sottoscritto da tantissimi ed essere ricevuti dal viceprefetto aggiunto Angelo Antonio Alù con una delegazione. La richiesta è l’apertura immediata di un tavolo tecnico sul caso Alab con tutti i soggetti coinvolti, a cominciare dalle attività produttive regionali e comunali.

«Il centro storico di Palermo costituisce patrimonio identitario, culturale e sociale della città — scrivono le 122 realtà in una lettera aperta — La sua vitalità dipende dalla presenza di attività artistiche e creative radicate nel territorio e gestite da chi lo abita e lo lavora quotidianamente. Apprendiamo con preoccupazione le difficoltà operative che stanno incontrando diverse botteghe di artisti e creativi coordinate da Alab, la cui continuità risulta a rischio. Considerato che tali attività svolgono funzione di presidio urbano, formazione, scambio culturale, si ritiene che la loro tutela corrisponda all’interesse pubblico, alla legalità sostanziale e alla coesione sociale. Si chiede che siano messi prontamente nelle condizioni di riaprire, restituendo al territorio il valore sociale e culturale da esse espresso». In attesa che il viceprefetto si confronti con il prefetto Massimo Mariani, l’appuntamento è per il 18 luglio in piazza Magione per una grande assemblea pubblica a sostegno della rete Alab.