Piero Moriconi è accusato di avere ucciso con premeditazione Mirko e Kathy Andreoni, rispettivamente suo figlio e sua moglie, con un fucile da caccia. Moriconi dice di avere agito spinto da un moto estemporaneo, ma il tipo di arma utilizzata doveva essere preparata appositamente.
Il primo pomeriggio del 24 giugno, il muratore 63enne Piero Moriconi ha fatto fuoco contro la moglie e il figlio usando il suo fucile da caccia. Proprio l'arma potrebbe avere un ruolo nella ricostruzione delle fasi immediatamente antecedenti al delitto del 24enne Mirko e della 51enne Kathy Andreoni, rispettivamente figlio e moglie dell'omicida, uccisi con almeno cinque colpi.
Al di fuori della stagione venatoria – che si è chiusa a febbraio per riaprire a settembre – il fucile deve essere riposto sotto chiave, con le cartucce separate, meglio se smontato. Secondo la legge, non dovrebbe mai trovarsi nella immediata disponibilità del cacciatore proprio perché non si tratta di un'arma da usare a scopo difensivo, e di conseguenza non deve essere pronta all'uso. Il fucile da caccia e l'aggravante della premeditazione La pm Elena Leone durante l'udienza di convalida del fermo ha quindi contestato all'indagato il duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione. Secondo l'accusa, l'uomo avrebbe maturato nel tempo l'idea di uccidere il figlio e la moglie proprio a causa delle tensioni familiari.











