LUCCA. Piero Moriconi, il muratore di 63 anni che nella sua casa a Pieve di Camaiore ha ucciso moglie e figlio con il suo fucile da caccia, si è avvalso della facoltà di non rispondere. All’udienza di convalida ha anche dichiarato la sua intenzione di nominare un avvocato di fiducia, che prenderà il posto dell’avvocato Giacomo Fabbri, suo difensore d’ufficio, che lo ha assistito in queste prime ore e che con l'udienza di ieri ha terminato il suo compito.
Duplice omicidio a Camaiore, uccide moglie e figlio in casa e poi sale sul tetto
L’interrogatorio di garanzia nel carcere di Lucca per convalidare l’arresto di Moriconi, iniziato alle 9,30, è durato poco più di 30 minuti. Il tempo di accertare le generalità, registrare la volontà dell’arrestato di non rispondere e aspettare la decisione del giudice per le indagini preliminari Raffaella Poggi. Che ha convalidato l’arresto, emettendo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Moriconi.
Accogliendo le richieste del sostituto procuratore Elena Leone e recependo nell’ordinanza le aggravanti della premeditazione, dei motivi abbietti e futili e dei legami di parentela tra l’omicida e le vittime, moglie e figlio. La tesi della premeditazione è centrale nell’ipotesi accusatoria elaborata dalla pm Leone. Piero Moriconi avrebbe manifestato da giorni l’intenzione di ‘liberarsi’ del figlio Mirko, che secondo lui «era violento, mi minacciava, chiedeva sempre soldi e aveva problemi di tossicodipendenza e alcolismo».










