di
Luca Bertelli
Il neurobiologo e noto divulgatore scientifico, a Brescia per "Rinascimento Culturale": «Sarebbe semplicissimo da fare, togliere il 20% delle strade, ma noi abbiamo paura. Non sono soluzioni utopistiche, per me sono soluzioni pratiche. I parcheggi vanno disincentivati, in Giapppone a Tokyo non esistono: invece in Italia i parcheggi vanno di pari passo con le nuove costruzioni».
Saggista, professore, neurobiologo e noto divulgatore scientifico, Stefano Mancuso è una delle voci più autorevoli quando si parla di ambiente. E le sue posizioni (e le sue soluzioni), sempre nette ma motivate, sono state al centro dell'incontro tenuto a Brescia nell'ambito di "Rinascimento Culturale".
Il titolo della sua lezione, durata 80 minuti, era già molto chiaro: "Le città ci stanno uccidendo". E Mancuso è andato al cuore del problema: «Negli ultimi anni - ha spiegato - è in atto rivoluzione di cui non ci rendiamo conto, l'intera umanità sta andando a vivere in città (in Italia è il 78%, in Sudamerica siamo oltre all'85%), cioè in luoghi minuscoli, nel momento peggiore della nostra storia. Si tratta di una transizione pericolosa: stiamo modificando l'ambiente a una tale velocità che non sappiamo cosa accadrà. In Italia solo nel luglio 2022 sono morte 16500 persone di caldo, lo ha scritto Nature: per numeri simili di morti con il Covid noi abbiamo chiuso il pianeta, è quel numero di morti lì di cui si parla. Le città sono raffreddabili: va tolto il 20% delle strade, dobbiamo resistere sei mesi. Peraltro se chiudi una strada al traffico, aumenta del 60% anche il commercio: lo dicono i numeri, nella storia è sempre avvenuto così. A Barcellona hanno creato il Carrer, hanno depavimentato e i risultati si vedono».










