Milo Manara, a Milano per il MilanoComics, ha colto l’occasione per raccontarsi in un’intervista al Corriere della Sera, a partire dalla donna dei suoi fumetti a cui è più legato, Miele: “Ha in sé tutto ciò che più amo delle donne”. E cosa ama, delle donne? “Lo sguardo”, risponde, aggiungendo una citazione di una vecchia intervista fatta con Enzo Biagi: “La schiena, in fondo in fondo, è bellissima”.
Le donne dei suoi fumetti sono spesso rappresentate con una bellezza ideale perché, spiega, “l’arte idealizza”. Più critico, invece, nei confronti della chirurgia estetica: “Penso che sia un male, queste ragazze perdono personalità“. Non solo. Per Manara è un problema anche “l’iperesposizione dei corpi sui social e il facile accesso alla pornografia. Questi corpi sbattuti lì, come pezzi di carne ansimanti, non sono la realtà. La sessualità è una cosa ben diversa, ma i nostri ragazzi, gli adolescenti, guardando certi video si fanno l’idea che le loro compagne di classe siano, o possano essere, quella cosa lì”.
Ripensando ai suoi primi fumetti, pubblicati nel 1969, rivendica di aver raccontato donne “libere, emancipate, che soddisfano i propri desideri, anche quelli più immorali. Quindi sì, il loro corpo è politico“. Quanto ai modelli reali, ammette che alcune protagoniste nascondono “l’identità delle modelle che ho ritratto negli anni”, ma precisa: “Non le ho mai desiderate. Le ho sempre guardate come un dottore. Ne ho ammirato la bellezza, certo, ma le ho soprattutto studiate“.






