VENEZIA - Per citare il titolo di uno dei lavori più famosi e significativi dello straordinario percorso di Milo Manara, "Il Gioco", si potrebbe sostenere che grazie a perfezione del segno, forza narrativa e l'innovativo erotismo virato "al femminile", molte regole il maestro originario di Luson, che a giorni compirà 80 anni, ha contribuito a sovvertirle. Ieri 4 settembre Manara è approdato alla 82esima Mostra del Cinema per presentare un documentario a lui dedicato, firmato da Valentina Zanella: "Manara" è prodotto dalla veronese K+ con il contributo di Regione del Veneto e sostegno di Veneto Film Commission. Nel pomeriggio ha tenuto un incontro pubblico alla Casa degli Autori (nella sezione "Confronti" delle Giornate degli Autori), mentre la sera alle Gallerie dell'Accademia si è tenuta la prima. In una nota, Luca Zaia presidente della Regione del Veneto lo ha definito "Maestro del fumetto e ambasciatore della cultura italiana nel mondo".

Maestro Manara, come è mutata nel tempo la considerazione del fumetto?

«Moltissimo, per la consapevolezza assunta dalle sue potenzialità. Ai miei esordi, il nostro era considerato un mestiere bellissimo e divertente, ma non riconosciuto nel suo rango culturale. Solo nomi fra i quali Hugo Pratt, con cui ho intrattenuto del cameratismo fraterno e che con "La ballata del mare salato" ha aperto menti e strade, Dino Battaglia, Vittorio Caprioli o il più giovane Sergio Toppi, erano già consapevoli del proprio valore culturale; molti erano invece inizialmente obbligati a lavorare su contenuti non al loro livello. Sceneggiature adulte hanno poi permesso di acquisire la consapevolezza che si potevano affrontare tutti gli argomenti, proprio tutti».