di

Amelia Esposito

Il fumettista: «Jodorowsky mi chiese un Leonardo a letto con un uomo, mi rifiutai. La chirurgia estetica è un male»

Qual è il suo primo ricordo erotico?«Sono due. Il primo: avevo 5-6 anni e abitavo a Bardolino, sulla sponda veneta del lago di Garda, quella più arretrata. Tutto ciò che offriva il paese per divertirsi era una balera. A noi bambini era vietata. Il parroco non voleva neppure che ci avvicinassimo. Io e i miei amici, invece, organizzavamo delle fughe per andarci e spiare dalle finestre gli adulti che ballavano».

Dunque, donne volteggianti al ritmo di mazurche e valtzer.«Non era tanto quello. Era il fatto di trasgredire. La fuga, il segreto. E poi immaginare cosa ci fosse sotto quelle gonne e cosa potesse accadere fra quelle persone adulte. Anche il secondo ricordo ha a che vedere con l’immaginazione. Avevo qualche anno in più e con i miei ci eravamo trasferiti in Valpolicella, dove vivo tuttora. In autunno venivano giù a valle dalle colline le ragazze che lavoravano alla vendemmia. Erano stagionali. Le chiamavamo le “portine” perché, oltre a tagliare l’uva, la trasportavano nelle cantine su carri trainati dai buoi. Alla notte restavano a dormire nei fienili dei poderi. Io andavo là fuori ad ascoltare le loro voci, le loro risatine. Quelle risatine civettuole erano quanto di più seducente. E immaginavo...».