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Emilia Costantini

L'attrice: «I miei figli scoprirono al supermercato che sono attrice. Debutto alla regia con un film sui Turchi a Otranto nel 1480»

«Avevo 18 anni e, all’inizio della mia carriera durante un servizio fotografico a Milano, vedo il fotografo che va a chiudere la porta della stanza dove ci trovavamo. Gli chiedo: perché? Lui risponde: “Per essere più intimi!”. Mi sono spaventata, gli ho sferrato un bel calcio, gli ho chiesto di aprire immediatamente la porta e me ne sono andata. Il giorno dopo, l’agenzia per la quale stavo facendo il servizio, mi ha fatto una lavata di testa perché “quell’intimo”, secondo loro, era soltanto per fare meglio le foto. Forse sarà stato anche così, ma la mia paura o il sesto senso, chi può dirlo, mi ha fatto reagire in quel modo e ho capito quanto possa essere difficile, per una ragazza, sottrarsi a situazioni simili».

Stefania Rocca, lei è una tipa che non le manda a dire.«Sì, sono una che sputa il rospo per fare chiarezza. Ribelle? Certo! Anche anticonformista, voglio fare di testa mia, poi ovviamente ascolto tutti, ma devo metabolizzare per convincermi. Aggiungo che sono una controcorrente, non mi lascio condizionare: i miei personaggi raccontano una loro diversità e una loro dignità. La costante ricerca di una mia linea non è per farmi notare, ma per creare una traiettoria personale, assecondando la mia curiosità nei confronti di argomenti scomodi, per esempio quando ho portato in scena a teatro La madre di Eva, dal romanzo omonimo di Silvia Ferreri, dove si affrontava il tema della transizione di genere».