Camberra alza la stretta sui social: multe fino a 60 milioni di euro per chi non ferma gli under 16. Secondo le ricerche oltre l'80% dei teenager aggira i divieti

L’Australia rilancia sulla legge che vieta l’apertura di account social ai minori di 16 anni e sceglie la via più semplice da capire anche per le piattaforme: alzare il costo per chi non è in regola. Il governo guidato da Anthony Albanese ha annunciato che porterà da 49,5 a 99 milioni di dollari australiani (circa 60 milioni di euro) la sanzione massima per le aziende che non rispettano l’obbligo di impedire ai più giovani di accedere ai social. Si parla, più o meno, sempre di noccioline per aziende che fatturano decine di miliardi a trimestre ma il messaggio politico è chiaro: secondo il primo ministro le Big Tech «non stanno facendo abbastanza» per applicare una legge che ha fatto da apripista a livello internazionale e che viene ora ripresa e imitata da molti altri governi, il più recente dei quali è quello britannico.

Accanto al raddoppio delle multe, l’esecutivo rafforzerà anche i poteri della eSafety Commissioner, Julie Inman Grant, che potrà chiedere alle piattaforme prove concrete sulle misure adottate per bloccare gli under 16, ma anche raccogliere documenti e informazioni da soggetti terzi come fornitori di sistemi di verifica dell’età e gestori degli app store. La commissione eSafety sta indagando su possibili inadempienze da parte di Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube.