A sei mesi dall'entrata in vigore del divieto di social media agli under-16, l'Australia sceglie di alzare la posta. Il governo di Canberra ha presentato una nuova legislazione che raddoppia la multa massima per le violazioni sistematiche, portandola da 49,5 a 99 milioni di dollari australiani (circa 68 milioni di dollari USA), e amplia in modo sostanziale i poteri investigativi dell'eSafety Commissioner. La cifra non � casuale: allinea il tetto sanzionatorio a quello previsto dalla legge australiana su concorrenza e tutela dei consumatori. La stretta non nasce nel vuoto. Le verifiche di conformit� condotte dalla stessa eSafety hanno accertato che le piattaforme non hanno adottato le misure ragionevoli richieste dalla legge, mentre una serie di rilevazioni indipendenti descrive un divieto rimasto in larga parte sulla carta. Il comunicato dell'ufficio del Primo Ministro inquadra il provvedimento come un rafforzamento dell'impianto gi� esistente. Gli adolescenti sono ancora online I numeri ufficiali, da soli, suggerirebbero un successo: oltre 5 milioni di account riconducibili a under-16 sono stati rimossi, disattivati o limitati da quando la norma � operativa. Le rilevazioni indipendenti ridimensionano per� il quadro: uno studio dell'Universit� di Newcastle pubblicato sul BMJ stima che oltre l'85% degli adolescenti sotto i sedici anni sia tuttora presente su almeno una piattaforma, mentre un sondaggio della Molly Rose Foundation, ripreso da Engadget e condotto ad aprile 2026 su pi� di mille ragazzi tra i 12 e i 15 anni, colloca al 61% la quota di chi aveva ancora accesso ai social nonostante il blocco. Lo studio del BMJ, uscito il 24 giugno 2026, ha seguito 408 adolescenti tra 12 e 17 anni, intervistati prima dell'entrata in vigore della legge e di nuovo tre mesi dopo. Gli effetti sull'uso quotidiano risultano modesti e disomogenei per fascia d'et�: tra i dodici-tredicenni l'uso giornaliero � rimasto stabile, tra i quattordici-quindicenni � calato dal 78 al 69%, mentre tra gli over-16, che la legge non riguarda, � perfino salito dall'80 all'89%. Gli autori segnalano i limiti del lavoro: campione contenuto, concentrato nel solo New South Wales e basato sulle dichiarazioni dei partecipanti. Una verifica dell'et� che verifica poco La ragione di questa tenuta sta nel meccanismo pensato per far rispettare il divieto. Buona parte degli under-16 ancora attivi non ha dovuto inventarsi nulla: tra il 54 e il 67% usava semplicemente l'account che gi� possedeva, e il 66% aveva comunque incontrato una qualche forma di verifica dell'et�. Il metodo pi� diffuso era l'autodichiarazione dell'et�, incontrata dal 24-39% degli intervistati, seguita dal caricamento di un selfie (13-27%); il controllo pi� stringente, la foto di un documento ufficiale, ha riguardato appena il 5% dei dodici-tredicenni e l'11% dei quattordici-quindicenni. Dove il filtro era cos� leggero, restare connessi non richiedeva grandi accorgimenti: tra chi ha scelto di aggirarlo, il 15-19% ha aperto account falsi, il 9-29% � entrato con l'account di un'altra persona, il 6-11% si � affidato alla navigazione in incognito, mentre il ricorso alle VPN � risultato marginale. Un editoriale di accompagnamento, firmato da Amrit Kaur Purba della London School of Hygiene and Tropical Medicine, sintetizza il fenomeno: "Nel complesso questi dati descrivono una politica attuata solo in parte, in cui il meccanismo pensato per limitare l'accesso non � stato attivato in modo affidabile. L'esperienza australiana mostra che legiferare una restrizione non equivale a farla rispettare: quando la verifica dell'et� si � basata sull'et� auto-dichiarata, la maggior parte degli adolescenti ha continuato ad accedere alle piattaforme vietate". Un monito che, avverte l'autrice, riguarda anche i paesi incamminati sulla stessa strada, Regno Unito incluso. Sanzioni raddoppiate e poteri pi� estesi � su questo scarto tra legge e applicazione che interviene il nuovo pacchetto. Oltre al raddoppio della multa massima, il cuore della riforma � l'allargamento di ci� che il regolatore pu� pretendere: l'eSafety Commissioner potr� esigere documenti e prove non solo dalle piattaforme, ma anche da terze parti come i fornitori di verifica dell'et� e gli app store, e tra il materiale richiedibile rientrano elementi interni alle aziende come verbali del consiglio di amministrazione ed email interne. Raddoppia anche la sanzione per il mancato rispetto delle richieste formali di informazioni. Il regolatore ha intanto aperto indagini per possibile non-conformit� nei confronti di Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e YouTube. Il primo ministro Anthony Albanese non ha usato giri di parole: "� chiaro che le grandi aziende tecnologiche non stanno facendo abbastanza per conformarsi alla legge: ci sono ancora troppi bambini sui social media", ha dichiarato, aggiungendo che le modifiche "riflettono la seriet� con cui consideriamo qualunque inadempienza2. Ancora pi� diretta la ministra delle Comunicazioni Anika Wells, secondo cui le piattaforme "stanno adottando trucchi presi direttamente dal manuale delle big tech, facendo il minimo indispensabile per cavarsela". La nuova legislazione non � ancora stata approvata dal parlamento, e i tempi di entrata in vigore delle sanzioni pi� severe dipenderanno dall'iter. Gli autori dello studio evidenziano per� che il divieto sembra pi� adatto a impedire l'accesso ai bambini sotto gli otto anni che a staccare gli adolescenti che i social gi� li usano.