«Lo stop ai medici “gettonisti” e la chiusura dei Pronto soccorso di numerosi ospedali sardi con l’inevitabile implosione di quelli del Brotzu, del Policlinico e del Santissima Trinità, era prevedibile».

Lo sostiene Claudia Zuncheddu, medico della Rete Sarda per la Difesa della Sanità Pubblica.

Nessuna deroga, preannunciata dall’assessora ad interim alla Sanità, Alessandra Todde, «sarebbe stata possibile, ancor meno dopo le irregolarità rilevate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione sulla gestione dei “gettonisti” in Sardegna».

La chiusura dei pronto soccorso, per Zuncheddu, «è tra i costi dell’improvvisazione politica in materia sanitaria. Bisogna cambiare paradigma. La carenza di medici non è un problema numerico, ma essenzialmente di organizzazione e del dove e come si destinano le risorse», è l’avviso.

Secondo il medico «bisogna ripartire dal rispetto della dignità professionale e del diritto a equi trattamenti economici dei medici specialisti in Medicina di Emergenza Urgenza, sui quali nei Pronto soccorso grava il lavoro. I “gettonisti” non specializzati e con vincolo a poter gestire solamente codici minori, non sono stati di supporto».