di

Lele Adani

Il Marocco è la punta di diamante per qualità dei calciatori ma anche Costa D'Avorio Senegal e Ghana hanno approfittato del fatto di poter utilizzare giovani nati e formati nelle nazioni europee

Il calcio africano non esiste. L’etichetta che da tempo gli si mette serve solo a rievocare luoghi comuni o evitare di approfondire quelli che sono percorsi differenti per ogni Paese ma soprattutto interessanti e credibili, come ha dimostrato questo Mondiale (9 squadre su10 ai sedicesimi). Certo, i diversi Paesi hanno però alcune matrici comuni, tra queste: la proposta di gioco e la qualità degli interpreti. E qui giù altri pregiudizi, perché tutte le big del Continente appartengono alla modernità del calcio e quindi hanno smesso di arroccarsi dietro con tre centrali ma giocano a quattro con terzini di spinta che si sovrappongono ad esterni da uno contro uno e la cui fase di equilibrio viene garantita da centrocampisti che espletano i tre compiti principali: costruiscono, invadono e recuperano, a diverse altezze a seconda dello stile, del momento e dell’avversario.

L’organizzazione e la strategia del Marocco di Mohamed Ohuabi ha messo in ginocchio il Brasile nella gara d’esordio del torneo: si è vista una squadra con un'idea chiara e condivisa con un palleggio di qualità e un coinvolgimento di diversi interpreti nelle giocate, con rispetto di tempi di inserimento e scarico e ordine nelle spaziature. Il tutto, naturalmente, sviluppato da giocatori con pensiero calcistico evoluto. Bouaddi ha dominato il centrocampo, Hakimi ha arato la fascia come fosse al Parco dei Principi diventando attaccante alla bisogna, Brahimi ed El Khannouss ha elevato la qualità tecnica della giocata, Saibari è stato protagonista di corse giuste, di appoggi decisivi e ha finalizzato tremendamente bene. Tutti, ed è stato forse l’elemento decisivo, mossi e animati da un senso di appartenenza profondo, e parliamo di ragazzi nati tutti all’estero da famiglie che evidentemente hanno trasmesso valori decisivi. Lo abbiamo già detto: la possibilità di poter giocare per le nazionali dei genitori ha cambiato l’orizzonte.