Commenti ignobili e disumani, ha detto giustamente la presidente del Consiglio. Una donna, moglie da cinquant’anni, attende le ricerche del marito disperso nel lago di Vico – ricerche di cui non è difficile immaginare il dolorosissimo esito, dopo così tante ore. Si dà il caso che la moglie e donna in questione sia un ministro della nostra Repubblica, esponente politico dalle idee, com’è ovvio che sia, non condivise da tutti (siamo in democrazia, il dissenso esiste e si esprime). Si dà il caso che di fronte a questa tragedia terribile i soliti leoni da tastiera non trovino nulla di meglio da fare che coprire di insulti gratuiti questa donna e inveire contro tutto il sistema (non si sa bene quale) per la doverosa mobilitazione nelle ricerche di quest’uomo. Cioè, ad essere chiari, del corpo di quest’uomo che forse si è tuffato forse è caduto, fatto sta che non è più riemerso.
Di fronte a un dramma come questo in cui oltre alla coscienza della perdita ci sarà anche la disperata trepidazione dell’attesa, un’incertezza che è anche, purtroppo, una certezza, parte la raffica di insulti social: “convivere con quella troglodita razzista e omofoba non sarà stato facile", "fuga volontaria?", "pora stella, poteva tuffarsi anche lei a cercarlo..." e via di questo tenore. Una serie letteralmente inenarrabile di insulti e offese con uno slancio osceno – non c’è altra parola per definirlo, nel senso che dovrebbe stare fuori da ogni scena e invece sta qui, sotto gli occhi di tutti. Anche di Eugenia Roccella, che aspetta il corpo di suo marito. Che dire, se non vergognarsi per interposta persona? Che dire, se non mettersi le mani nei capelli e rassegnarsi, o forse no, all’evidenza che ogni limite è ormai superato e speriamo di essere in tempo per tornare un poco, anche solo un poco indietro.










