Un’innovativa tecnica di imaging ad alta risoluzione e sistemi di machine learning hanno permesso di decodificare antichi manoscritti di Ercolano ridotti in cenere dall’eruzione del Vesuvio: i dettagli dell’opera rinvenuta e le dichiarazioni degli scienziati
Circa 2000 anni fa, un’eruzione del Vesuvio carbonizzò gran parte dei papiri di Ercolano (in provincia di Napoli), rendendone l’interpretazione praticamente impossibile ad un occhio umano. Ma questo non ha fermato gli scienziati, che si sono affidati all’intelligenza artificiale per ricostruire il contenuto degli antichi manoscritti. L’ambizioso progetto archeologico fa parte della «Vesuvius Challenge», la sfida lanciata dall’informatico Brent Seales (e altri studiosi dell’Università del Kentucky) nel 2023 che ogni anno mette in palio centinaia di migliaia di dollari per incentivare la decodifica di papiri e rotoli carbonizzati sotto le incandescenti ceneri del vulcano campano.
Il traguardo è stato annunciato nel corso de «La Biblioteca Eterna», una conferenza tenutasi lo scorso 25 giugno a Napoli che riunisce studiosi provenienti da tutto il mondo, e tra le principali testimonianze figura quella di Federica Nicolardi, papirologa dell’Università di Napoli Federico II, che ha annunciato: «Non abbiamo il rotolo di papiro intero, ma l’oggetto superstite è stato srotolato, e questo è molto importante perché dimostra che siamo capaci di srotolarli completamente».










