Ma Del Vecchio jr: "Nessuno venderà a sconto"

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L'assemblea degli azionisti di domani non sarà risolutiva per Delfin, la cassaforte della famiglia Del Vecchio. La situazione sul passaggio delle quote degli eredi Luca e Paola a Leonardo Maria Del Vecchio (in foto) - con lo sblocco del finanziamento delle banche da 11 miliardi di euro - sembra quindi destinata ad accompagnare i mercati per tutta l'estate.La giornata di ieri è stata contraddistinta da una lettera infuocata dell'erede Rocco Basilico, che ha scritto di un "clima di tensione" e di "rapporto di fiducia incrinato tra gli azionisti e il Cda", nell'ambito di una "situazione di stallo che rischia di compromettere il futuro di Delfin". La proposta di Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo e del banchiere Paolo Basilico, è di dismettere le partecipazioni per riacquistare quelle dei soci che "non hanno più interesse a rimanere". In alternativa, preservare la partecipazione in EssiLux e distribuire "in parte o tutte" le altre partecipazioni tra gli eredi. A stretto giro è arrivata la risposta di fonti vicine a Leonardo Maria: "Nessun erede Del Vecchio cederebbe mai l'azienda di famiglia a sconto".Nel corso dell'assemblea dei soci, che si terrà in Lussemburgo, dovrebbe inoltre essere all'ordine del giorno l'istituzione di commissari dedicati al controllo di contabilità e supervisione finanziaria di Delfin. Il mandato durerà fino al 2030, anche se il loro ruolo sarebbe più quello di osservatori, con il potere di richiedere e visionare tutti i conti della società e poi riferire periodicamente all'assemblea degli azionisti. Il mandato sarà remunerato con un compenso annuo lordo di 200mila euro. I nomi dei commissari proposti sono quelli dell'avvocata Lara Forte (specializzata sui fondi d'investimento nello studio Mourant), il commercialista Fabio Scoyni e soprattutto il manager Marco Talarico, braccio destro di Leonardo Maria, che dalla guida del family office Lmdv passerà al nuovo incarico per la cassaforte che racchiude le quote da EssiLux fino a Mps, passando per Unicredit e Generali. La richiesta di integrazione dell'ordine del giorno porta la firma di Clemente Del Vecchio, Nicoletta Zampillo, Leonardo Maria, Paola e Luca. La missiva è stata inviata dai cinque eredi (su otto) lo scorso 22 giugno a tutti gli azionisti e al board della finanziaria. In quella sede, il consiglio d'amministrazione si è spaccato sull'approvazione della cosiddetta "lettera di patronage", ovvero quella richiesta come garanzia dalle banche per dare il via libera al prestito che permetterebbe il riassetto delle quote. Il presidente Francesco Milleri insieme al consigliere Mario Notari aveva votato a favore, ma non hanno fatto così l'amministratore delegato Romolo Bardin, Giovanni Giallombardo e Aloyse May.