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Se l’obiettivo di mettere in sicurezza l’area è stato raggiunto, gli “effetti collaterali” potrebbero essere stati sottovalutati. Finisce nelle aule del Tribunale di Messina il brillamento del costone roccioso di via Garipoli a Taormina, l’esplosione che il 18 maggio dello scorso anno ha disintegrato i due blocchi di roccia da 3.050 metri cubi che incombevano sulla strada di accesso alla città, ordinata dal Comune per finalità di messa in sicurezza e salvaguardia della pubblica incolumità.
Tre proprietari di abitazioni e terreni posti a valle dell’area dell’intervento si sono rivolti ai giudici presentando un ricorso per accertamento tecnico preventivo contro Webuild Spa, Rete Ferroviaria Italiana Spa e Italferr Spa e nei confronti del Comune di Taormina, lamentando che lo smottamento di detriti causati dall’esplosione ha provocato ingenti danni alle loro proprietà.
Assistiti dell’avv. Giuseppe Melazzo di Messina, a sostegno della loro tesi allegano una perizia di parte, redatta dall’ing. Rodolfo Urbani, che quantifica una perdita del valore del loro patrimonio pari a 1.007.956 euro, con riserva di accertare ulteriori danni. L’intervento è stato realizzato da Webuild con il coordinamento di Italferr per conto di Rfi, nell’ambito dei lavori del raddoppio ferroviario, e il brillamento ha sbriciolato i due blocchi con i detriti scivolati sul costone, abbattendo un tratto delle reti di contenimento e arrivando in parte fino alla carreggiata di via Garipoli, piovendo anche sulle proprietà private.









